giovedì

Terremoto dell'Abruzzo: donazioni e aiuti

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«Non sono qui per farmi fotografare...»

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«Non sono qui farmi fotografare, non rompete...»

(Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano — Abruzzo, 9 aprile 2009)

martedì

Le colpe del malpaese

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«Non è certamente colpa di nessuno, tantomeno del governo in carica, se scoppia un terremoto nel cuore della notte e devasta un'area sismica già censita nelle mappe della paura, provocando una dolorosa catena di rovine, morti e feriti. Quando l'instabilità del territorio si combina purtroppo con la violenza della natura, il cataclisma diviene inarrestabile e l'uomo non può che arrendersi alla fatalità. (...)

La questione fondamentale è un'altra e si chiama piuttosto "cultura del territorio". Vale a dire conoscenza e rispetto della natura; sensibilità e cura per l'ambiente; tutela del paesaggio e ancor più della salute, della vita umana, di tanti destini in carne e ossa che in quel territorio incrociano la propria esistenza. Non c'è pietà per le vittime e per i sopravvissuti di questo o di altri terremoti, come di ogni disastro naturale, senza una consapevolezza profonda di un tale contesto e senza una conseguente, concreta, quotidiana assunzione di responsabilità.
Fuori oggi da una sterile polemica politica, non si può fare a meno tuttavia di registrare l'enorme distanza - propriamente culturale - fra un approccio di questo genere e il cosiddetto "piano-casa" recentemente varato dal governo di centrodestra, nel disperato tentativo di rilanciare l'attività edilizia. In un Malpaese che trema distruggendo - insieme a tante speranze e a tante vite - abitazioni, palazzi, ospedali, scuole e chiese, e dove ancora aspettano di essere ricostruiti gli edifici crollati nei precedenti terremoti come quello del Belice di quarant'anni fa, la priorità diventa invece la stanza in più, la mansarda o la veranda da aggiungere alla villa o alla villetta, in funzione di quel consumo del territorio che si configura come un saccheggio privato a danno del bene comune...»

Tratto da Giovanni Valentini, Le colpe del malpaese — 7 aprile 2009, Repubblica.it: leggi tutto

venerdì

Come bere un bicchier d'acqua

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L'acqua è vita.

Lo è davvero.

Da Good.is.

giovedì

Mezzanotte 2

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L'orologio segnò la mezzanotte. Il lettore si trovava in quello spazio, fra la veglia e il sonno, nel quale la realtà si increspa e si riavvolge. "Tre colpi fecero tremare la porta", lesse nel libro. Un brivido gli percorse la schiena. "Una corrente d'aria gelida spense la candela", continuava il testo. "Il vento che scuoteva gli alberi. Lo scricchiolio delle assi di legno del pavimento. Un respiro alle sue spalle", seguitò a leggere. Improvvisamente la luce si spense. Trattenne il fiato, si mise in ascolto dei suoni della notte. Un allarme lontano. Il camion della raccolta dei rifiuti. Una moto con la marmitta modificata. Lo slittare di un coltello affilato su per la sua giugulare. Il sangue che fuorusciva a fiotti a ogni battito del suo cuore... Peccato, non potrò finire il libro, pensò.


José Vicente Ortuño, Medianoche 2

La seconda delle orrorifiche — e divertentissime — mezzanotti del valenciano José Vicente Ortuño (tradotta dal blog letterario Químicamente impuro di Sergio Gaut vel Hartman)

Le altre mezzanotti

Il sito di José Vicente Ortuño

José Vicente Ortuño su Narcolessia delle giraffe

Copertine

mercoledì

70 años después

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aprile 1939 — 1° aprile 2009: 70 anni dopo la fine della guerra civile spagnola.

I ritratti e le testimonianze di 10 protagonisti nel libro Ellos y nosotros di Sofía Moro (da El Mundo.es: 70 años después).

Avvertimento

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(Immagine: Aegir)


Notti insonni, incubi terribili e, peggio ancora, tutto che andava nel verso contrario. Disoccupata, aveva litigato col suo ragazzo ed era debilitata da tanto scompiglio. Tuttavia, dando retta ai consigli della madre, manteneva la calma e la perseveranza. Una notte sognò un'enorme falena nera, così reale che lei si svegliò e prese a frugare per tutta la stanza, finché trovò, sotto il suo letto, la bambola di quand'era piccola ricoperta di spilloni e altri segni di malocchio. Sotto i vestitini della bambola, scritta dalla madre, una lista di maledizioni. Se ne andò da casa per non tornare mai più.


Angela Schnoor, Aviso

L'"orrore quotidiano" nei microcontos della brasiliana Angela Schnoor (tradotto dal blog Microargumentos)

L'altro blog di Angela Schnoor:
Ideália

L'e-book Na barca de Caronte