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lunedì

Il massacro nascosto

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Più di 20.000: il numero dei civili tamil uccisi durante le ultime fasi della guerra civile in Sri Lanka.

Il massacro nascosto in un video esclusivo di Timesonline.

martedì

Silent Talk

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Guerra telepatica. Combattere con il pensiero.

Il progetto "Silent Talk" del Pentagono.

Gli articoli di Wired.com e di Repubblica.it

mercoledì

70 años después

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aprile 1939 — 1° aprile 2009: 70 anni dopo la fine della guerra civile spagnola.

I ritratti e le testimonianze di 10 protagonisti nel libro Ellos y nosotros di Sofía Moro (da El Mundo.es: 70 años después).

giovedì

Yorim ve'bochim

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(Foto:
Absolutmcs)

Yorim ve'bochim.

In ebraico vuol dire 'spara e piangi'.

«... Vedi una persona sulla strada, che cammina lungo un sentiero. Non ha armi, non devi identificarla e devi solo spararle. C'era una donna anziana, non le vedevo nessun'arma addosso. L'ordine era farla fuori, quella donna, nel momento che la vedevi.»

Le confessioni nient'affatto facili dei soldati israeliani impegnati nell'offensiva di Gaza.

'Shooting and Crying', da Haaretz.com (segnalato dal blog Nero su Bianco di Jamila Mascat — Internazionale.it)

martedì

La soluzione totale

Nel Giorno della Memoria la voce di un testimone degli orrori dei lager.


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Dalla Banca della Memoria

lunedì

Tutta una vita

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(Foto tratta da Nytimes.com)

Venne alla luce alle 6 e 15 del mattino.

Non ci fu il tempo per dargli i consueti schiaffetti di benvenuto.

Il proiettile dell’obice israeliano si incaricò di mozzargli il cordone ombelicale esattamente alle 6 e 16 del mattino.


Saturnino Rodríguez Riverón, Toda una vida

(tradotto dal blog Máquina de coser palabras)

Saturnino Rodríguez Riverón su Narcolessia delle giraffe

venerdì

A Jew's Prayer for the Children of Gaza

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If there has ever been a time for prayer, this is that time.

I
f there has ever been a place forsaken, Gaza is that place.

Lord who is the creator of all children, hear our prayer this accursed day. God whom we call Blessed, turn your face to these, the children of Gaza, that they may know your blessings, and your shelter, that they may know light and warmth, where there is now only blackness and smoke, and a cold which cuts and clenches the skin.

Almighty who makes exceptions, which we call miracles, make an exception of the children of Gaza. Shield them from us and from their own. Spare them. Heal them. Let them stand in safety. Deliver them from hunger and horror and fury and grief. Deliver them from us, and from their own.

Restore to them their stolen childhoods, their birthright, which is a taste of heaven.

Remind us, O Lord, of the child Ishmael, who is the father of all the children of Gaza. How the child Ishmael was without water and left for dead in the wilderness of Beer-Sheba, so robbed of all hope, that his own mother could not bear to watch his life drain away.

Be that Lord, the God of our kinsman Ishmael, who heard his cry and sent His angel to comfort his mother Hagar.

Be that Lord, who was with Ishmael that day, and all the days after. Be that God, the All-Merciful, who opened Hagar's eyes that day, and showed her the well of water, that she could give the boy Ishmael to drink, and save his life.

Allah, whose name we call Elohim, who gives life, who knows the value and the fragility of every life, send these children your angels. Save them, the children of this place, Gaza the most beautiful, and Gaza the damned.

In this day, when the trepidation and rage and mourning that is called war, seizes our hearts and patches them in scars, we call to you, the Lord whose name is Peace:

Bless these children, and keep them from harm.

Turn Your face toward them, O Lord. Show them, as if for the first time, light and kindness, and overwhelming graciousness.

Look up at them, O Lord. Let them see your face.

And, as if for the first time, grant them peace.

Bradley Burston (da Haaretz.com)

martedì

La Gestapo, proprio qui a fianco

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Il racconto di Corrado Augias alla Banca della Memoria.

Un collegio cattolico che confina con la sede della Gestapo.

Gli echi dal carcere di via Tasso e i ricordi di un bambino durante l'occupazione nazista di Roma.

L'Occidente non vincerà questa guerra

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L'Afghanistan, il terrorismo, la guerra infinita.

Le opinioni della stampa mondiale su Internazionale.it: Trattare con i taliban

mercoledì

Caro Spike Lee...

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«Gentile regista,

mi chiamo Didala Ghilarducci. Sono una vecchia partigiana. Mio marito, Chittò, fu ucciso dai nazisti sui monti versiliesi alcune settimane dopo la strage di Sant’Anna di Stazzema, in quel terribile agosto del 1944. Mi sono risolta a scriverle perché quello che leggo sui giornali a proposito del film che lei sta girando mi fa sentire il cuore pesante come un macigno. Pare infatti che nel film si avvalori la falsa tesi che la strage venga compiuta a causa della ricerca di partigiani presenti in paese. È una falsa tesi, che i detrattori della Resistenza hanno sempre sostenuto per dare ai partigiani la colpa di quella strage...»

Leggi tutta la lettera di Didala Ghirarducci a Spike Lee
Una scheda di Spike Lee
I partigiani e il regista

3 settembre 1939

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3 settembre 1939: Regno Unito e Francia dichiarano guerra alla Germania che ha appena invaso la Polonia.

È l'inizio della Seconda guerra mondiale.

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giovedì

Ossezia: muore anche la verità

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(Carrarmati in Ossezia del Sud)

Un interessante articolo di Carlo Benedetti da Uruknet.info.

Continuando a giocare il gioco (impossibile) della ricerca della verità.

Ossezia: muore anche la verità

MOSCA. I russi? Bugiardi, criminali e aggressori. Cannoni, tank e cacciabombardieri in azione nel Caucaso georgiano? Sono tutti dei russi. Chi ha messo in atto il colpo di mano in Georgia? Putin e Medvedev. Le forze russe di pace inviate in Ossezia? Sono degli orsi che si stanno svegliando dal letargo. Le vittime ossete sarebbero circa 2000? E’ un dato assolutamente falso che dimostra, tra l’altro, la mancanza di obiettività dei russi. La distruzione totale della città di Tskhinvali, capitale sudosseta ed epicentro degli scontri? Una invenzione della propaganda russa per creare confusione. Le notizie che giungono dal fronte parlano di una capitale dove le infrastrutture urbane sono state annientate mentre l’ospedale è stato raso al suolo dalle bombe georgiane? Tutte falsità. Ma ci sono le testimonianze dirette presentate dalle televisioni? Nulla di tutto questo: i reporter di guerra russi sono tutti embedded. Eppure la Croce Rossa internazionale parla già di 40.000 profughi che corrono a ripararsi nelle zone controllate dai russi? Non è vero, è una montatura mediatica.

Mosca denuncia che le truppe georgiane hanno decapitato prigionieri nei dintorni di Tskhinvali, sulle tombe di commilitoni caduti, o spazzato a colpi di granate cantine affollate di poveri rifugiati? Bugie su bugie. Ma è vero che i georgiani hanno lanciato missili Grad contro i quartieri Nord di Tskhinvali, colpendo la strada lungo la quale i profughi fuggono in Nord Ossezia? No, i georgiani non attaccherebbero mai la popolazione civile. Sul fronte prettamente militare i russi ammettono di aver avuto sino a questo momento 18 morti, 52 feriti e 14 dispersi? Sono fatti loro perchè questa è la loro guerra. E ancora: il responsabile dei servizi di sicurezza della Russia, Aleksandr Bortnikov, annuncia l’arresto di dieci agenti dei servizi georgiani infiltrati in Russia per "preparare atti terroristici" soprattutto contro obiettivi militari? Anche questo non è vero. La Georgia non si serve dello spionaggio e non compie atti di terrorismo.

Ma allora perchè a Tbilisi si trovano impegnati gli agenti del Mossad israeliano in funzione di istruttori presso le forze del ministero degli Interni? E’ una bugia e comunque non ci sarebbe niente di particolare. E’ vero che gli Usa - con l’obiettivo di ostacolare le operazioni militari di Mosca nel Caucaso - hanno riportato a casa, a Tbilissi, 2000 soldati georgiani che erano di stanza in Iraq per impegnarli in Ossezia? E’ vero ed è un fatto normale. Ma allora è vero che l’America di Bush è dalla parte della attuale dirigenza georgiana? Si e ne siamo orgogliosi. Il presidente Saakasvili è amico di Bush e dell’America. Opera per fare della Georgia una terra occidentale, atlantica e sempre più filoamericana. Quindi anche anti-russa? Se l’essere anti-russi vuol dire battersi per la propria nazione allora il termine di "anti-russi" è appropriato. Ma allora perchè Tbilisi è contro l’indipendenza dell’Ossezia del Sud? Perchè quella terra è terra georgiana e nessun discorso sull’indipendenza potrà mai essere fatto.

E’ vero che la marina da guerra russa ha colpito una nave della flotta militare georgiana a Poti, sul Mar Nero. E’ vero, ma era un battello da turismo. Sin qui botte e risposte di quello che in condizioni normali potrebbe essere un dibattito a più voci e a tutto campo. Ma oggi come oggi siamo in presenza di una emergenza umanitaria nel pieno di una vicenda destinata a sconvolgere gli equilibri del Caucaso, dell’Europa e della normalità mondiale. Le polemiche e le accuse restano sui tavoli delle diplomazie mentre nel teatro di guerra continua la routine della morte e del terrore. Gli accenti, purtroppo, sono a senso unico. I georgiani di Saakasvili soffiano sul fuoco annunciando un imminente attacco russo alla capitale. Invitano la stampa a visitare la città di Gori dove sono cadute alcune bombe russe. Tutto questo perchè dietro le quinte si cerca di lasciare l’altro e grande aspetto della guerra.

Fuori campo restano le scene dell’aggressione georgiana e della distruzione dell’Ossezia del Sud. E così sembra che questo sia il dettato di una grande operazione messa in atto dal Cremlino: la distruzione dell’Ossezia filorussa e l’uccisione di una popolazione inerme per dimostrare la cattiveria della dirigenza georgiana. Comincia il gioco perverso di una "sovietologia" di ritorno. Si cerca di presentare il tutto come un grande gioco che si volge nelle sale di un Cremlino dove Putin e Medvedev starebbero combattendo una lotta per la sopravvivenza politica. I media americani cercano, appunto, di sostenere che la contesa è tra falchi e colombe. Medvedev da un lato - occidentale e timoroso di perdere la partita con gli Usa - Putin dall’altro, grande russo ed orso pronto sempre a presentare gli artigli sul tavolo della diplomazia.

Poche parole, invece, dall’ovest. Si cerca di mettere il silenziatore sulle manovre della marionetta Saakasvili e sui suoi rapporti diretti con Bush e con Israele. E si cerca di non parlare in concreto di quella proposta russa di istituire un tribunale internazionale dove condurre i responsabili del genocidio contro l’Ossezia. E a sedere sul banco degli imputati - come avvenuto recentemente per Milosevic e per Karadzic - sarebbe sicuramente lo stesso "Presidente georgiano Saakasvili". A meno che in Georgia non accada quello che è avvenuto a suo tempo in Romania con Ceaucescu o in Iraq con Hussein. Mosca - è chiaro - non prende in considerazione questi scenari apocalittici. Tanto più che proprio in questi momenti il presidente Medvedev ordina la sospensione delle operazioni militari russe avviate in Georgia "per costringere Tbilisi alla pace" perché "il risultato è stato raggiunto" come confermano il ministro della Difesa Anatoli Serdiukov e il capo di stato maggiore Nikolai Makarov. "La sicurezza dei nostri peacekeeper e della popolazione civile è stata ripristinata aggiunge Medvedev: l'aggressore è stato punito e ha subìto perdite considerevoli. Le sue forze armate sono disorganizzate". Medvedev pone però due condizioni per la conclusione del conflitto: "Innanzi tutto, le truppe georgiane debbono tornare alle loro posizioni iniziali e essere in parte smilitarizzate. In secondo luogo, occorre sottoscrivere un accordo vincolante, che obblighi a non ricorrere alla forza".

Il presidente russo conferma poi la decisione prima in un colloquio telefonico con l'Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell'Unione europea, Javier Solana, e poi in un incontro con il presidente francese e presidente di turno dell'Unione europea, Nicolas Sarkozy. Questi è a Mosca per una missione di mediazione che lo condurrà poi a Tbilisi. Sarkozy parla di "una buona notizia" riguardo all'annuncio di Medvedev e sottolinea l'importanza di raggiungere e di consolidare un cessate il fuoco e definisce "assolutamente normale che la Russia voglia difendere gli interessi dei suoi compatrioti nel suo Paese e dei russofoni fuori dalla Russia".

Alle questioni ossetine, intanto, si aggiungono quelle della regione dell’Abchasia. Qui Sergei Bagapsh, presidente di questa repubblica georgiana filorussa del Caucaso, rende noto che le sue truppe hanno conquistato la maggior parte della valle del Kodori, fino a pochi giorni fa controllata dalle truppe georgiane, in particolare le cittadine di Ashara e di Tchalta, e che "avanzano verso il confine con la Georgia". Nello stesso tempo si apprende che in Abchasia la Russia ha quadruplicato le proprie truppe, dispiegate nell'ambito della missione della Comunità di Stati Indipendenti (Csi), portandole a 12.000 uomini, appoggiati da 350 mezzi blindati.

Ora mentre le truppe georgiane continuano a infierire contro l’Ossezia del Sud e a preparare attacchi alla piccola Abchasia - da sempre in odore di separatismo - la mobilitazione propagandistica della Georgia si fa sempre più forte. Entrano in campo i capitali del miliardario Soros e gli assegni americani inviati alle varie rappresentanze diplomatiche della Georgia.
L’ordine di scuderia è quello di fare chiasso. Come quello che si registra a Roma dove scende in campo l’ambasciatrice della Georgia presso la Santa Sede, principessa Bagration de Moukhrani Khetevane. "La Georgia – dice tranquilla – ha già cessato il fuoco e imposto il silenzio delle armi; non vogliamo altro spargimento di sangue». Parole sante visto il pulpito dal quale vengono. Il problema consiste però nel vedere se la preghiera della principessa georgiana sarà esaudita dal suo presidente Saakasvili e dai suoi padroni d’oltreoceano.

lunedì

La guerra prossima ventura

All'improvviso si levano nei cieli...
... falsi missili iraniani e falsi caccia israeliani

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mercoledì

El Archivo Rojo

La guerra di Spagna.

Un immenso archivio della memoria messo a disposizione dal Ministero della Cultura spagnola.

Per ogni utente la possibilità di fornire nuovi dati e commenti a qualsiasi fotografia mediante il tasto «Aportar información».

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El Archivo Rojo

martedì

Conflitti nucleari regionali


Lacerazioni nello strato d'ozono. Conseguente aumento dei raggi UV e dei danni (fino al 213 % in più) al DNA — con escalation dell'incidenza dei tumori in Nordamerica ed Eurasia. Crisi degli ecosistemi. Inverno nucleare.

Non si tratta degli effetti d'una guerra atomica planetaria, ma solo dell'esito d'un eventuale conflitto a livello regionale (ad esempio tra l'India e il Pakistan) con impiego di armi nucleari.



Lo afferma Michael Mills, ricercatore della University of Colorado di Boulder, insieme ad altri autori, nello studio della National Academy of Sciences americana Massive global ozone loss predicted following regional nuclear conflict.

giovedì

Quando tuo padre è il nemico — L'eredità degli stupri di guerra

(Ottobre 2006, dimostrazione delle vittime degli stupri di guerra)
Bosnia-Erzegovina: le migliaia di bambini rifiutati le cui madri furono vittima di stupro durante la guerra.

Le parole d'allarme di Sabina Husci, psicoterapeuta e teologa islamica, su «Rue89.com»

martedì

Abu Ghraib: la donna dietro l'obiettivo

«Non credo stessimo realmente pensando a cosa facevamo. Ehi, insomma, questo tizio era appena stato ammazzato... Lo so che sembra brutto.»

(Sabrina Harman, ventiseienne soldato scelto dell'esercito degli Stati Uniti, autrice delle foto scattate ad Abu Ghraib)

Il testo completo su «The New Yorker»