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martedì

I problemi dell'Italia non finiranno con Berlusconi

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(Clicca sull'immagine per il Generatore di frullati di sinapsi)

«Un severo editoriale sul Financial Times di oggi analizza impietosamente la situazione politica dell’Italia. Scrive Geoff Andrews: “Le ormai quotidiane rivelazioni a proposito di Silvio Berlusconi e della sua vita sessuale ci forniscono l’imagine di un leader inadatto al governo di un paese. Ma i problemi fondamentali, le cause del declino italiano potrebbero non trovare rimedio quando Berlusconi lascerà il governo. Il problema centrale del paese è l’estensione della corruzione nei vari livelli di governo, la mancanza di trasparenza e responsabilità, la vasta cultura dell’illegalità che attraversa la politica e la società italiana: dall’evasione fiscale al coinvolgimento della mafia in affari di ogni genere, dalla ricostruzione dell’Abruzzo alle partite del campionato di calcio”.

Secondo Andrews ci sono due ragioni fondamentali per cui questa situazione potrebbe continuare a lungo. “In primo luogo, il fatto che il regime di Berlusconi è costruito su un impero mediatico che include anche il controllo della tv di stato, che infatti non ha coperto in alcun modo lo scandalo sessuale che lo ha coinvolto. In secondo luogo, il fallimento del sistema politico italiano di riformarsi e rinnovarsi all’indomani di Tangentopoli, specie per quel che riguarda la sinistra italiana, che ha attraversato una severa crisi d’identità e non è riuscita a sviluppare la proposta che richiedeva quel tipo di fase storica”.

“Per questo, anche quando Berlusconi lascerà la politica italiana - e non c’è ragione di pensare che si tratti di una cosa imminente, tutt’altro - ci sono poche speranze che si trovi quel clima di intesa e collaborazione necessaria a introdurre una nuova legge elettorale e dare al paese maggiore senso di responsabilità, maggiore indipendenza nei mezzi di comunicazione, maggiore concorrenza nei mercati. La condanna internazionale nei confronti del comportamento del premier ha acceso un piccolo barlume di autocritica. Vedremo se in futuro seguiranno un’introspezione più profonda, o una spinta verso un nuovo spirito di riforma”.»

L’attacco del Financial Times (da Internazionale.it, 31 luglio 2009)

Oggi sciopero contro il DDL Alfano

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lunedì

Se La7 riabilita Mastella

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(Uno screensaver "mastelliano" creato da Filippo Ricca — clicca sull'immagine per scaricarlo)

«La puntata numero 2000 di Omnibus Estate, celebrata il 30 giugno dal conduttore Andrea Molin, riabilita totalmente la figura di Clemente Mastella, l’ex ministro della Giustizia che fece cadere il governo Prodi, premiato dal Pdl con l’elezione al Parlamento Europeo (112.000 preferenze).
Tra gli ospiti in studio insieme all’ex ministro, Claudio Tito di Repubblica, Stefano Zurlo del Giornale, Giuseppe Sottile del Foglio, Giorgio Tonini del Pd ed il giornalista Oliviero Beha.
E’ proprio Beha a stuzzicare per primo Mastella: “perché ha fatto il Ministro della Giustizia?”. Risposta: “Ovvio che feci obiezione, essendomi solo interessato qualche volta di filosofia del diritto e sapendo di non essere certamente un giureconsulto”. “Quindi la garanzia era essere inesperto” lo incalza Beha. “La garanzia era essere un politico, perché la politica non richiede di esser tecnici”.
Non occorre mica esperienza giuridica per fare il ministro della Giustizia!
Ma la “missione” di Mastella era chiara: “Alcuni grandi saggi come Andreotti mi chiesero di mediare. Mi dissero è opportuno vada uno che non si è mai interessato di politica giudiziaria, al di fuori delle vicende giudiziarie, per arrivare a realizzare una condizione di armonia tra la politica e la magistratura”. Insomma dopo 5 anni burrascosi tra l’Anm ed il guardasigilli Castelli (ex ingegnere quindi inesperto di giustizia) ecco la famosa “Pax Mastelliana” (ribattezzata così dai Radicali).
In un anno e mezzo Mastella prova ad accontentare tutti, distribuendo poltrone alle varie correnti togate dell’Anm, riempiendo gli uffici giudiziari di componenti di Magistratura Democratica, Movimento per la Giustizia, Unità per la Costituzione, quelli di destra, di sinistra e di centro.
Ma incontra sulla sua strada un pm autonomo e indipendente, Luigi De Magistris, che pagherà caro le tentazioni di fare l’eroe in terra calabro lucana.
Nel corso del dibattito in studio emergono però una serie di falsità e illazioni senza un vero contraddittorio.
Stefano Zurlo, penna berlusconiana de Il Giornale, definisce “fumose” e “senza consistenza” buona parte delle inchieste che avrebbero “travolto” Mastella. Eppure l’indagine di S.Maria Capua Vetere si è conclusa da poco e ci sarà la richiesta di rinvio a giudizio per Mastella e consorte.
Sull’inchiesta Why Not lo stesso Mastella attraverso un’azione disciplinare e con la complicità dell’intricato verminaio del tribunale di Catanzaro, riuscì a far fuori il pm che indagava su di lui, nonostante fossero ampiamente provati i suoi rapporti personali con l’imprenditore Saladino, il principale indagato di Why Not.
Mastella lamenta “un sistema violento che mi fa paura” e afferma di essere stato iscritto nel registro degli indagati 20 giorni dopo l’azione disciplinare su De Magistris. In realtà Mastella aveva chiesto il trasferimento per incompatibilità ambientale il 21 settembre 2007, ma già sapeva di essere sotto indagine e che di lì a poco sarebbe scattata l’ iscrizione nel registro degli indagati.
Il ministro viene così iscritto il 14 ottobre 2007, con il quotidiano Libero che dà la notizia per primo, sulla base di oscure fughe di notizie che fanno cadere la colpa sullo stesso pm, accusato di rivelare atti d’indagine coperte dal segreto. Il 19 ottobre il procuratore Dolcino Favi avoca a sè l’inchiesta Why Not e fa perquisire la cassaforte dell’ufficio del pm prelevando gli atti dell’inchiesta a sua insaputa.
Mastella afferma anche di essere stato indagato per un presunto affare di 150.000 euro al Ministero della Giustizia due anni prima che diventasse ministro. Peccato che al momento di far fuori De Magistris, con la revoca dell’inchiesta e la successiva archiviazione di Mastella, nessuno aveva chiesto o specificato se l’ iscrizione del pm nel registro degli indagati fosse riferita al suo ruolo di senatore o ministro.
Una congiura bella e buona, camuffata e rivoltata ad arte per gli ignari spettatori mattutini di La7.
Sempre Stefano Zurlo nega i contatti di Luerti, l’ex presidente dell’Anm, con l’imprenditore Saladino: “fantomatico rapporto inesistente”.
In realtà Luerti è membro di “Memores Domini”, un’organizzazione religiosa che gravita attorno Comunione e Liberazione. Da magistrato a Catanzaro conosceva bene Saladino (presidente della Compagnia delle Opere e molto vicino a Cl) ed aveva frequenti rapporti con Mastella e Chiaravalloti, l’ex presidente della Giunta regionale (quello della profezia su De Magistris:“passerà i suoi anni a difendersi”). Proprio per i suoi contatti poco chiari con gli indagati fu costretto a dimettersi da Presidente dell’Anm.
In questo tripudio di informazioni false e manipolatorie svetta l’unico esponente dell’opposizione (si fa per dire): Giorgio Tonini del Pd. Che gela gli ospiti con una prova di forza: “Mastella ha fatto bene perché in continuità con il dialogo invocato da Napolitano”, aggiunge con sprezzo del pericolo che “il presidente ha sempre ragione”. Conclude con un attacco frontale senza precedenti: “Chi cerca il punto di incontro e di equilibrio scontenta gli estremisti, quelli che vogliono la guerra. E’ esattamente quello che è successo, di cui Mastella è stato vittima”.
Morale della puntata: De Magistris estremista, esponente di un partito di “tagliagole” (Giuseppe Sottile, ipse dixit), Mastella martire della giustizia.
L’informazione italiana nell’anno 2009.»

Elia Banelli, Se La7 riabilita Mastella (da Articolo 21.info)

giovedì

Quello che sui giornali non leggerete più

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«Nel Capodanno 1987, alle ore 20,52 dalla villa di Arcore (Berlusconi festeggia con Fedele Confalonieri e Bettino Craxi).
Berlusconi. Iniziamo male l'anno!
Dell'Utri. Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze] di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
Dell'Utri. Ah! Ma che te ne frega di Drive In?
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
Dell'Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!
La conversazione racconta la familiarità tra il tycoon e un presidente del consiglio allora in carica che gli confeziona, per i suoi network televisivi, un decreto legge su misura, poi bocciato dalla Corte Costituzionale.
Già l'anno prima, il giorno di Natale del 1986, il nome di Berlusconi era saltato fuori in un'intercettazione tra un mafioso, Gaetano Cinà, e il fratello di Marcello Dell'Utri, Alberto.
Cinà. Lo sai quanto pesava la cassata del Cavaliere?
Dell'Utri. No, quanto pesava, quattro chili?
Cinà. Sì, va be'! Undici chili e ottocento!
Dell'Utri. Minchione! E che gli arrivò, un camion gli arrivò?
Cinà. Certo, ho dovuto far fare una cassa dal falegname, altrimenti si rompeva!
Perché un mafioso di primo piano come Cinà si prendesse il disturbo di regalare un monumento di glassa al Cavaliere rimane ancora un enigma, ma documenta quanto meno il tentativo di Cosa Nostra di ingraziarselo.
Al contrario, è Berlusconi che sembra promettere un beneficio ad Agostino Saccà, direttore di RaiFiction quando, il 6 luglio 2007, gli dice: "Io sai che poi ti ricambierò dall'altra parte, quando tu sarai un libero imprenditore, mi impegno a ... eh! A darti un grande sostegno". Che cosa chiedeva il premier? Il favore di un ingaggio per una soubrette utile a conquistare un senatore e mettere sotto il governo Prodi. O magari...
Ancora uno stralcio:
Saccà. Lei è l'unica persona che non mi ha mai chiesto niente, voglio dire...
Berlusconi. Io qualche volta di donne... e ti chiedo... per sollevare il morale del Capo (ridendo).
E in effetti, con molto tatto, Berlusconi chiede di sistemare o per lo meno di prendere in considerazione questa o quella attrice. Qualcuna "perché sta diventando pericolosa".

È l'ascolto di queste conversazioni, disvelatrici dei rapporti con una politica corrotta, con il servizio pubblico televisivo in teoria concorrente, addirittura con poteri criminali, che il premier vuole rendere da oggi irrealizzabile per la magistratura e vietato alla pubblicazione, anche la più rispettosa della privacy.
Per scardinare, nell'opinione pubblica, la convinzione che gli ascolti telefonici, ambientali, telematici servano e non siano soltanto una capricciosa bizzarria di toghe intriganti e sollazzo indecente per cronisti ficcanaso, Berlusconi ha costruito nel tempo una narrazione dove si sprecano numeri iperbolici ed elaborate leggende. Dice: "Si parla di 350 mila intercettazioni, è un fatto allucinante, inaccettabile in una democrazia". Fa dire al suo ministro di Giustizia che gli italiani intercettati sono addirittura "30 milioni" mentre sono 125 mila le utenze sotto ascolto (le utenze telefoniche, non gli italiani intercettati). Alla procura di Milano, per fare un esempio, su 200 mila fascicoli penali all'anno, le indagini con intercettazioni restano sotto il 3 per cento (6136).

(...) Se la legge dovesse essere confermata così com'è al Senato, i pubblici ministeri potranno chiedere di intercettare un indagato soltanto quando hanno già ottenuto quei "gravi indizi di colpevolezza" che giustificherebbero il suo arresto. E allora che bisogno c'è delle intercettazioni? Forse è davvero la morte della giustizia penale, come scrive l'associazione magistrati. Certo, è l'eclissi di un segmento rilevante dell'informazione. Da oggi si potranno soltanto proporre dei "riassuntini" dell'inchiesta e delle prove raccolte. Non si potrà pubblicare più alcun documento, nessun testo di intercettazione. La cronaca, queste cronache del potere, però, non sono soltanto il racconto di imprese delittuose. Non deve esserci necessariamente un delitto, una responsabilità penale in questi affreschi. Spesso al contrario possono rendere manifesto e pubblico soltanto un disordine sociale, un dispositivo storto che merita di essere raccontato quanto e più di un delitto perché, più di un delitto, attossica l'ordinato vivere civile...»

Giuseppe D'Avanzo, Quello che sui giornali non leggerete più (il testo completo da Repubblica.it)

Saramago — Il quaderno non gradito

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«L’Einaudi non pubblicherà l’ultimo lavoro di José Saramago. La casa editrice del gruppo Mondadori, parte dell’impero imprenditoriale del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha ufficialmente motivato il rifiuto con i giudizi che lo scrittore portoghese, Nobel per la letteratura 1998, ha espresso sul nostro capo del governo. “L’Einaudi - spiega un comunicato della casa editrice - ha deciso di non pubblicare O caderno di Saramago perché fra molte altre cose si dice che Berlusconi è un 'delinquente'. Si tratti di lui o di qualsiasi altro esponente politico, di qualsiasi parte o partito, l’Einaudi si ritiene libera nella critica ma rifiuta di far sua un’accusa che qualsiasi giudizio condannerebbe”.
La casa editrice ha anche fatto trapelare di aver richiesto un intervento di editing per limare le parti a rischio querela, circostanza che è stata negata da Saramago in una conversazione via posta elettronica con Il Corriere della Sera, che ha anticipato la notizia pubblicata nell’ultimo numero de L’Espresso.

O caderno (Il quaderno) non è un romanzo ma una raccolta di interventi che lo scrittore portoghese ha inserito nel suo blog che dà il titolo al libro. Iniziato nel settembre 2008, con, una lettera d’amore a Lisbona, Parole per una città, è lo spazio dove Saramago esprime il suo pensiero e le sue riflessioni sull’attualità internazionale, parlando anche dei maggiori leader politici internazionali, da Bush junior a Sarkozy fino a Obama. Il post a cui l’Einaudi si riferisce nel suo comunicato è stato pubblicato il 17 settembre col titolo Berlusconi & Cia (il link è alla traduzione in spagnolo) dove Saramago riflette a partire dal posizionamento del patrimonio personale di Berlusconi nella classifica di Forbes, soffermandosi sulla sua condizione di autore pubblicato da una casa editrice di Berlusconi, per arrivare alle difficoltà incontrate in Italia dalla distribuzione del film su Bush, W, di Oliver Stone. Interrogandosi sulla “inclinazione sentimentale che il popolo italiano sperimenta per Berlusconi”, definita “indifferente a qualsiasi considerazione di carattere morale”, Saramago si chiede: “Realisticamente, nella terra della mafia e della camorra che importanza può avere il fatto provato che il primo ministro sia un delinquente?”. Per poi proseguire: “In una terra nella quale la giustizia non ha mai goduto di buona reputazione cosa importa che il primo ministro ottenga che si approvino leggi a misura dei suoi interessi, proteggendosi contro ogni iniziativa per castigare i suoi arbitri e gli abusi di autorità?”...»

Ettore Siniscalchi, Il premio Nobel e l'autocensura Einaudi (da Articolo 21.info — leggi tutto)

martedì

L’Italia e i ‘poteri forti’ che agiscono sulla stampa

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«Nel quadro che il Freedom House Report (FHR) dà della libertà di stampa nel mondo nel 2009, la Turchia e l’Italia sono colorate di giallo. Giallo significa ‘libertà di stampa parziale’. I due sono gli unici paesi europei nella stessa categoria dell’isola di Tonga.“Libertà parziale” è come dire che una donna è ‘un po' incinta’, si lamenta un giornalista italiano. Il termine è in effetti un eufemismo per il grande numero di storie che illustrano la brutta situazione in cui versano i media italiani.
Il FHR afferma che i giornalisti italiani vengono sempre più spesso intimiditi con minaccie di procedimenti penali e leggi sul reato di diffamazione, e segnala l’aumento delle minacce fisiche verso i giornalisti da parte di organizzazioni criminali e gruppi di estrema destra. Riguardo alle bizzarre sproporzioni nella proprietà dei media in Italia il rapporto afferma: “Il ritorno del magnate dei media Berlusconi nel ruolo di premier ha nuovamente sollevato preoccupazioni sulla concentrazione dei media di stato e di quelli commerciali sotto un unico leader”...»

Da Italia dall'estero.info: L’Italia e i ‘poteri forti’ che agiscono sulla stampa (leggi tutto)

L'articolo originale dall'Olanda («De Nieuwe Reporter», 16 maggio 2009): Italië en de ’stevige machten’ die op de pers inwerken

The Italian Show

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(Immagine dal film The Truman Show)

«Da corrispondente in Italia mi sento spesso come Keanu Reeves nel film The Matrix, o Jim Carrey nel Truman Show. È una sensazione spaventosa: vivere e lavorare in una democrazia dell’Europa Occidentale che fu tra i fondatori dell’Unione Europea e fa parte di prominenti forum internazionali come il G8, e ciò nonostante sentirsi come i personaggi che lottano in angosciosi film su illusione e realtà.
Ma l’Italia di Silvio Berlusconi ne dà tutto il motivo. Quindici anni dopo l’ingresso di Berlusconi nella politica italiana, il paese si allontana sempre piú dai valori democratici essenziali.
Neo (Reeves) e Truman Burbank (Carrey) in The Matrix e The Truman Show si rendono conto che il loro intero ambiente vive secondo la sceneggiatura di un regista onnipotente. Però non vedono la loro sorpresa e preoccupazione al riguardo riflessa in alcun modo nella reazione delle persone che li circondano; tutti si comportano esattamente come se non succedesse niente di strano, o semplicemente non se ne rendono conto. Chi cerca di seguire e di capire la politica e la società in Italia inevitabilmente avrà la stessa esperienza...»

Berlusconi riesce sempre a cavarsela — da Italiadallestero.info, 8 marzo 2009: leggi tutto

L'articolo originale di Eric Arends su De Volkskrant.nl, 28 marzo 2009

giovedì

I soliti film di cowboy


«Due amici più che due amanti. Devono essere apparsi così a chi per la prima volta ha visto il film di Ang Lee sui due cowboy gay trasmesso lunedì sera su Rai Due. Nonostante il film sia andato in onda in seconda serata, infatti, da "I segreti di Brokeback Mountain" sono state censurate tutte le scene di affettività tra i due protagonisti...»

Tratto da Gay.it

Il sito ufficiale di Brokeback Mountain

4 dicembre: sciopero e lutto della rete Internet italiana

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Sembra paradossale, ma è la realtá.
Anche il tuo sito/blog puó essere oscurato e tutti noi come Carlo Ruta possiamo essere condannati per stampa clandestina.
Infatti esiste una legge (N° 62 del 7/3/2001) che dice a chiare lettere che in Italia siamo tutti in situazione di illegalità.
E tu cosa vuoi fare? Aspettare che ti arrivi una denuncia perchè hai espresso le tue idee?
Se hai un blog, un sito, un forum in Italia rischi grosso, e noi ci rivolgiamo agli internauti di tutto il mondo perchè ci aiutino a difendere la nostra libertá di espressione. Ognuno deve dare il suo contributo aiutando a diffondere questo messaggio per difendere la neutralità e libertà di Internet.
Ed è fondamentale farlo ora. Ora che il Parlamento italiano sta studiando una norma che metterebbe ancor di piú i bastoni tra le ruote di tutti noi che non usiamo questo mezzo per professione ma solo per passione e per far circolare le nostre idee.
Questa norma (DDL Levi) deve essere immediatamente ritirata e devono essere sottratti alla legislazione sull’editoria tutti i mezzi internet utilizzati per esprimere e diffondere informazioni ed opinioni se gestiti in forma amatoriale, indipendentemente dalla loro capacità di produrre profitti.Hai ancora dubbi?
Ti basti sapere che l’On. Giulietti nel 2001, come relatore della Legge N° 62 dichiarò che:
“La legge sull’editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso.”
A distanza di sette anni ed a causa di quella legge, uno di noi, Carlo Ruta è stato condannato per stampa clandestina ed il suo sito è stato oscurato. Le rassicurazioni di allora sono dunque state inutili come lo saranno quelle di ora.
Tu che ci stai leggendo, tu che sei uno di noi, non rimanere passivo.
Domani potrebbe capitare anche a te.
Facciamo sentire la nostra voce e coordiniamo insieme una lotta per poter continuare ad esprimere i nostri pensieri. A questo link troverai tutte le informazioni per fare anche tu la tua parte. Fai sentire a tutti il tuo grido di libertà.
No alla clandestinità, vogliamo la libertà.

Testo tratto da Ammazzablog - Sito ufficiale del Facebook's group "Salva i Blog! No al Ddl C. 1269"

martedì

venerdì

Il discepolo n° 1816

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«Il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli non è mai stato abbandonato. Una malattia non può considerarsi debellata fino a quando l'ultimo agente patogeno non sia stato stroncato. Da un solo ceppo resistente, l'infezione può sempre tornare a proliferare.

La malattia delle istituzioni si chiama P2. L'agente patogeno resistente al trattamento è la tessera n°1816 dell'albo: Silvio Berlusconi...»

Il seguito dell'articolo di Claudio Messora (da Byoblu.com)

Il video:

martedì

Un'altra grande settimana per l'informazione italiana

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«Buongiorno a tutti. Questa è stata un'altra grande settimana per l'informazione italiana. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona c'era poca gente, mentre Piazza Navona era piena l'8 luglio. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona si è fatto un grosso favore a Berlusconi, poi Berlusconi ha smentito chiamando spazzatura chi ha manifestato contro di lui. Sono riusciti a raccontare che in Piazza Navona si è insultato e vilipeso il Capo dello Stato, il capo di uno Stato straniero cioè Papa Ratzinger, il povero Veltroni. Invece ci si è dimenticati di parlare dell'argomento che aveva dato il via alla manifestazione cioè le leggi canaglia e, in realtà come tutti sanno, si è parlato quasi esclusivamente di Berlusconi, del Caimano e delle sue leggi canaglia e se si è parlato di altri è perchè gli altri sono i suoi volontari o involontari alleati e aiutano meglio a spiegare la sua resistibile terza ascesa o meglio seconda resurrezione. Ci hanno raccontato che la gente scappava spaventata da Piazza Navona invece non se n'è andato nessuno. Che la gente non applaudiva, mentre in realtà applaudiva entusiasta. E alla fine ci hanno raccontato che per il cittadino italiano le priorità non sono queste, il cittadino italiano se ne infischia della giustizia, della legalità, della legge uguale per tutti...»

Marco Travaglio, I maiali sono più uguali degli altri (leggi tutto)

giovedì

La paura del buio

Terrore antichissimo.

Neppure le giraffe ne sono estranee.

Ma ora rifiatano — almeno un pochino.

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Il sito di Sabina Guzzanti è di nuovo visibile:

«carissimi,
finalmente riesco a collegarmi. come sapete il sito è stato oscurato. degli hackers non caserecci, hanno messo le mani nel sistema e solo dopo ore di
lavoro i tecnici sono riusciti a farlo riapparire.
vi ringrazio e sono felice di leggere i vostri messaggi. siamo uniti siamo tanti e ci stiamo pure facendo delle belle sane risate.
non è sempre commovente riscoprire quanto siano potenti le parole? quanto poche verità riescano a mandare in tilt castelli di bugie costruti da tanti, in anni di lavoro?
non ve la prendete per le porcherie che scrivono i giornali.
»

mercoledì

Sta calando il velo (?)

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Dopo la manifestazione del No Cav Day e — soprattutto — dopo l'intervento di Sabina Guzzanti.



Sabina Guzzanti: prima parte

Sabina Guzzanti: seconda parte

Il sito della Guzzanti attualmente non è più accessibile (provare per credere).

Le giraffe avvertono una certa inquietudine.

martedì

Blog e libertà (2)

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Blogger siciliano condannato per il reato di “stampa clandestina”. Il Tribunale di Modica (Ragusa) condanna Carlo Ruta a una multa di 150 euro, più 5.000 di spese giudiziarie, per non aver registrato il sito www.leinchieste.com secondo quanto previsto dall'art.16 della legge n.47 del 8 febbraio 1948 (Disposizioni sulla stampa)...

Loris "Snail" D'Emilio su Megachip.info: Attacco gravissimo alla comunicazione in rete

lunedì

Blog e libertà

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«Ciao, mio chiamo Antonino. Ho 23 anni, sono l’organizer del MeetUp di Reggio Calabria e sono un giornalista. Nel 2006 ho aperto un blog, http://www.antoninomonteleone.it/, nel quale spesso e volentieri ho raccontato ed espresso le mie opinioni e valutazioni su fatti e circostanze che ho vissuto per lavoro e riportato dei fatti che sui canali ufficiali non è sempre opportuno riportare. Da venerdì 6 giugno il mio blog è stato posto sotto sequestro: voglio spiegarvi il perché e come si è svolta l’intera vicenda. Subito dopo le elezioni politiche del 2006 decido di pubblicare gli stralci di un documento che durante la campagna elettorale riportava i curricula dei candidati alla Camera e al Senato che sarebbero stati eletti in Calabria perché presenti nelle liste in posizione utile. Parlava di ex consiglieri regionali candidati dopo essersi macchiati di gravi reati contro la pubblica amministrazione...»

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martedì

La libertà del web seppellita dai giganti


Leggo di una nuova battaglia tra giganti, e mi viene da sperare che, come accadde ai dinosauri, prima o poi anche questi finiranno per sparire. Per il momento si azzuffano con gran rumore di denti. Nella Rete. Microsoft contro Google. Io e noi siamo parte, inconsapevole, di loro: li usiamo, ci usano. Sto scrivendo su un programma del primo e, se ho bisogno di un'informazione veloce, vado sul secondo. Sono sicuramente nel database del primo e del secondo. E anche di quello della prossima vittima dell'uno o dell'altro. Infatti Microsoft e Google si stanno combattendo sulle spoglie di Yahoo, per conquistarsele.

Penso agli adoratori di Internet, che sono poi quegli stessi che ancora pensano, davvero ingenui, che la Rete sia, o diventerà, il regno della libertà e della democrazia, dove si potrà sapere tutto quello che si vuole, dove ci si potrà emancipare da ogni controllo, dove l'ultimo dei poveri, e dei soli, potrà infischiarsene del primo dei potenti e dei ricchi, dove soprattutto si potrà ignorare le bugie della Grande Fabbrica dei Sogni e delle Menzogne che è il mainstream informativo del villaggio globale.

Illusione, certo, che è racchiusa però in cifre racchiuse nei database . Google ha 588 milioni di accessi unici, Microsoft ne vanta 540 milioni, Yahoo si accontentava dei suoi 485 milioni. E poiché nella tarda era dell'energia fossile, nella quale noi viviamo, la coazione a concentrarsi è dominante, non c'è scampo per i giganti minori.

Ma perché?

La risposta è semplice: perché sono loro, ormai, a decidere il nostro destino. C'è qualche cosa di mostruoso nel vederli muoversi alla conquista di altri mercati mentre tutto sembra dirci – e ci dice in effetti – che lo sviluppo indefinito nel quale siamo cresciuti tutti, sta finendo e ci si dovrà acconciare a uno sconvolgente cambio di vita, a una drammatica modificazione, cioè riduzione, dei nostri consumi. E loro invece, stanno progettando una moltiplicazione sesquipedale dei nostri consumi. Possibile che possano farlo? Possono, perché hanno la conoscenza; sono più potenti di molti Stati, ma non hanno responsabilità, e neppure logica. Non è infatti alla logica che obbediscono ma all'unica funzione che sanno svolgere: produrre denaro e, come sottoprodotto, produrre potere.

Dovremmo risparmiare energia? Abbiamo già compromesso gravemente tutti gli equilibri della biosfera? E loro costruiscono macchine che influenzeranno i nostri pensieri affinché noi consumiamo più energia e risorse naturali.

Possono perché loro hanno inventato “l'industria dell'influenza”. E' la prima volta nella storia dell'Uomo che un'attività economica rende direttamente denaro, per giunta in quantità mai viste, e, nello stesso tempo costringe i consumatori a produrre altro denaro. In altri termini loro traggono giganteschi profitti dalla manipolazione dei nostri comportamenti. Direttamente producono cose impalpabili, agiscono nel virtuale , come si dice. Vendono “comunicazione” e, apparentemente, anche informazione. Ma non quella vera, di cui loro dispongono, bensì quella che loro stessi selezionano affinché i nostri circuiti conoscitivi rimangano rinchiusi all'interno di determinate sequenze di pensieri. L'era digitale esattamente questo significa: 0-1-0-1, sì, no, sì, no. Uno switch apre, ma anche chiude, il rubinetto della conoscenza.

Ottantamila persone scrivono programmi per Microsoft. Trenta o quarantamila sono addetti alla manutenzione del motore di Google. Loro decidono il nostro tempo, la cosa meno fisica di ciò che ci compone.

Hanno diverse strategie e le migliorano in continuazione. L'assalto a Yahoo è un passaggio d'epoca, forse l'ultimo passaggio della “loro” epoca, appunto quella dell'energia fossile. Questo passaggio significa l'assalto definitivo alla Rete e la sua sottomissione alla pubblicità. Fino ad ora la pubblicità era solo (o quasi) “broadcast”. Cioè immense platee davanti alle televisioni, offerte (le platee) agl'inserzionisti (che vogliono piazzare i loro prodotti) come pacchetti da vendere. Ha funzionato per trasformare circa tre miliardi di persone in consumatori compulsivi. E valeva, fino all'altro ieri, anche per Internet: più un sito è visto (cioè cliccato) più un banne r su quel sito è costoso.

Poi , con il crescere dei numero dei computer, e con l'allargamento della banda, hanno pensato ad altri stratagemmi e si sono perfezionati. Agl'inserzionisti sempre più famelici di spazi hanno offerto audiences relativamente più ridotte, ma sempre più numerose, nicchie composte di clienti “specializzati”. Mentre l'epoca precedente era basata su grandi masse passive, questa si presenta come l'epoca delle masse “attive”, cioè che scelgono loro il modo in cui verranno manipolate e condizionate. Il passaggio d'epoca si chiama “interattività”. E, a sua volta, contiene un formidabile accessorio: la possibilità di “contare” tutto, di registrare ogni movimento, di accumulare dati statistici di ogni genere. Questo è il digitale, questa è la Rete.

Mentre le precedenti strategie “broadcast” erano basate su grandi numeri generici, disponibili “in natura” (il pubblico indistinto), queste nuove sono proprietà esclusiva di chi possiede i dati statistici. E questi sono forniti dai motori di ricerca, le macchine immateriali del tempo presente. Sono loro che registrano ogni nostro “passaggio” in Rete. Sia che leggiamo qualche cosa, sia che compriamo una merce, sia che esprimiamo in progetto di vacanza o divertimento, sia che chiediamo un'informazione, sia che parliamo al telefono, sia che guardiamo un programma tv. Sono le nostre abitudini, le nostre occupazioni, le nostre preoccupazioni, le nostre passioni, i nostri segreti, le nostre lettere ad essere monitorate.

E non è una banale intrusione nella nostra vita privata. Ai motori di ricerca la nostra vita privata, quella individuale, non interessa nulla. Quelli che registrano sono i “flussi” d'interesse, cioè i dati statistici. Di cui noi siamo parte infinitesimale ma niente affatto decisiva. E' in base alla conoscenza istantanea di quei flussi che loro sono in grado di suggerire (anzi di imporre) ai compratori-inserzionisti l'audience che è loro necessaria affinché possano vendere i loro prodotti.

E, come ben si capisce, con gli stessi meccanismi statistici con i quali vengono conosciuti, questi flussi possono essere deviati, rafforzati, indeboliti, incanalati, riorganizzati.

E' così che questi ciclopi accumulano, minuto per minuto, conoscenze che permettono loro di costruire strategie di controllo sociale, oltre che economico. E tutto questo deve restare rigorosamente al di fuori di ogni possibilità di controllo da parte dell'”uomo della strada”, cioè della molecola minima del gas sociale oggetto dell'indagine.

L'effetto economico è immediato e lampante. Ed è anche quantificabile con precisione matematica. Metti un banner e saprai ad ogni istante quante persone l'hanno visto. E' su questa base che viene definito il CPM (costo per mille). Ma, a differenza di una normale compra-vendita della merce (io ti dò lo spazio pubblicitario, tu mi paghi in base al suo valore di mercato), qui l'interazione prosegue. L'individuo molecola primaria viene catturato nella Rete. Il ciclope, attraverso il suo database, i suoi motori, non lo perde più di vista, lo insegue lungo tutti i diversi media di cui si serve, e che consulta magari distrattamente, lo tallona e lo registra mentre si muove, lavora, agisce, si diverte, ama e odia, vota o riposa.

Siamo già molto al di là delle strategie quantitative, che impongono un prodotto, un'idea, attraverso la sua ripetitività ossessiva in tutte le piattaforme: dai cartelloni stradali, ai cellulari, alle tv, al computer. Questa funziona, come sappiamo, egregiamente, e consente di usare lo stesso messaggio, modellato a seconda delle piattaforme su cui viene inviato, in modo che possa cogliere di sorpresa la molecola primaria e ficcarsi stabilmente nel suo subconscio.

Ma la svolta più raffinata è un altro uso dell'interattività: quello che permette di modellare il messaggio statisticamente sui gusti del navigatore. Funziona così: il motore di ricerca individua i comportamenti comuni a centinaia di migliaia di individui relativamente a un determinato problema, aspetto, emozione. Lo può fare in tempo reale e può quindi rispondere in tempo reale, cioè istantaneamente a tutta quella popolazione di individui su quel tema specifico che essi, tutti insieme, sollecitano. A tutti i navigatori è dunque possibile fare arrivare non un banner generico, ma un messaggio specificamente studiato per rispondere al loro interrogativo del momento.

Qui l'”industria dell'influenza” sta producendo risultati assolutamente inediti ed epocali. Google, Yahoo, Microsoft fanno ormai uso delle consulenze creative di imprese specializzate in “selezione di pubblici”. Compagnie come Double Click, Blue Lithium, Right Media sono all'origine di complessi sistemi di definizione di grandi nicchie comportamentali e di elaborazione di metodi per convogliare messaggi di alta specializzazione. Terreno di coltura, oltre che di studio, è l'immenso mondo dei videogiochi. I messaggi pubblicitari, la gran parte dei quali subliminale, vengono immessi nei videogiochi. Una specie di product placement generalizzato che è identico nel suo funzionamento allo spaccio della droga ai minori. I risultati della immissione nei cervelli (specie degli adolescenti) di “moduli di pensiero”, di desideri, di scale di valori, di reazioni istintive, potranno poi essere raccolti, ripresi, riutilizzati in altri contesti. Il cervello è stato marchiato, gli è stato introdotto un sistema di risposta automatica, e reagirà di conseguenza quando vedrà o ascolterà il richiamo.

Da quel momento l'internauta viene condotto all'interno di uno sconfinato mall, outlet , grande magazzino, centro commerciale, dove è possibile acquistare ed essere acquistati da merci e idee di ogni genere. L'individuo crede di esservi entrato di propria, spontanea volontà (gli si fa presente, ogni volta, che è lui che sta scegliendo, e che sta quindi esercitando la propria libertà) mentre viene condotto nei reparti di vendita che sono stati allestiti esattamente per lui. Cioè per il lui, o la lei, statistici che sono stati composti dai motori di ricerca.

L'inserzionista corrisponde a una di quelle vetrine di quel particolare reparto. Da solo non potrebbe neppure sognare di avere tanti clienti potenziali. Solo il motore di ricerca può organizzargli una tale orgia di clienti. Per questo dovrà pagare il servizio: non più un CPM (costo per mille), ma adesso un CPC (costo per click).

Ed è proprio così che funziona, perché per ogni click in quel reparto, la probabilità che vi sia un acquisto è molto più alta. L'internauta è infatti già stato portato nel negozio “giusto”, quello dove ci sono le merci che desidera comprare. E' in questo modo che l'era del fossile, l'era del consumo disperatamente crescente, l'era dell'accumulazione fantasmagorica del denaro e della disuguaglianza, l'era della fine della democrazia liberale, si stanno attrezzando per affrontare il tremendo cambio d'epoca dall'esaurirsi delle risorse naturali e dal venire in luce della mostruosa constatazione che siamo entrati in “overshooting”, cioè che stiamo distruggendo la biosfera, cioè noi stessi. Pensano (ma forse non pensano per niente) che la crescita possa restare illimitata ed eterna, come si sono illusi che fosse, e non è mai stata. Ci costringeranno a fare di più e di peggio, mentre, al posto della crescita infinita, sta comparendo all'orizzonte la “crescita di tutti i limiti”.

Poi verrà la guerra, e avrà gli occhi di vetro di un computer.

Giulietto Chiesa, da «Megachip — Democrazia nella comunicazione», 25.03.08 link