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martedì

Frantumi

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(Immagine: Juula)


Un camion senza guida si ribaltò a un incrocio, non ci furono feriti ma il carico finì in strada — una partita di sculture di esseri umani a grandezza naturale, inviata per una mostra nella capitale. Tuttavia di naturale non c’era soltanto la dimensione delle statue; l’incidente, attraverso le opere in frantumi, rivelò che all’interno delle sculture c’era gente morta, in carne e ossa, con i tratti e le sembianze ricoperti da uno strato di gesso spesso quattro dita. La polizia si precipitò a casa dello scultore per trarlo in arresto, ma questo si dichiarò immediatamente vittima di un’ingiustizia — l’autore delle opere, affermava, non era lui, ma Dio.


José Eduardo Lopes,
Senza titolo


(Tradotto dal blog del mozambicano José Eduardo Lopes Estrada de Santiago)

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As Metamórfoses de ouvido

José Eduardo Lopes su Narcolessia delle giraffe

giovedì

Giano

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(Immagine: Jean-Luc Rodolphe Bengler Scandella)


Giano era un dio latino soddisfatto di se stesso, aveva le chiavi di tutte le porte, e due teste — due paia d'occhi da far girare intorno per guardare le quattro direzioni dello spazio, o sondare i segreti del passato e del futuro.
Giano non si sentì mai sminuito, né mai si lamentò della propria condizione, almeno fino al giorno in cui ebbe bisogno degli occhiali.


José Eduardo Lopes, senza titolo

Una mitologia "bifronte" del mozambicano José Eduardo Lopes (tradotta dal suo blog Estrada de Santiago)

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As Metamórfoses de ouvido

José Eduardo Lopes su Narcolessia delle giraffe

martedì

Dipendenza

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Una dipendenza crescente andava unendo il pappagallo vivace al suo padrone: costui pronunciava o compitava una parola, e quello la ripeteva fedelmente, come un’eco, quasi fosse una registrazione. E questo con tutto, con uno schioccare di lingua, una mossa del capo, un lungo sbadiglio, una bestemmia improvvisa. Questa ripetizione li rese di volta in volta sempre più simili, più simili di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare. Accadde che il padrone, proprio come il volatile, finì per spiccare il volo, e il suo pappagallo, ansioso di rifargli il verso, agitò e lacerò le sue ali dentro la gabbia, impossibilitato com’era a volare via dalla terrazza del palazzo.

José Eduardo Lopes, senza titolo

Un "alato" racconto breve tradotto dal blog del mozambicano José Eduardo Lopes Estrada de Santiago

L'e-book As Metamórfoses de ouvido

Divenire

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(Foto: Sharad Haksar)

C
ome castigo degli dèi per la sua crudeltà, il re Tantalo, il cinereo e aspro Tantalo, fu condannato per l’eternità a patire la fame e la sete in una vallata lussureggiante d’acqua e di frutti: l’acqua svaniva attraverso cavità nel terreno, e i frutti fuggivano dalla portata della sua mano.
Stanco, stanchissimo per il suo supplizio, elevò la sua supplica, dalle profondità del Tartaro alle dimore degli Olimpici.
— Padre, padre mio, liberami da questo castigo se puoi, prescrivine un altro, nel quale io non debba soffrire né fame né sete.
Allora, dalle altezze divine, cadde giù il masso di Sisifo, proprio sul suo cranio.

José Eduardo Lopes, Devir

Una nuova versione del mito tradotta dal blog del mozambicano José Eduardo Lopes
Estrada de Santiago

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Traditore

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Poiché si sentiva preso da una pungente nostalgia delle sue passeggiate sul lungomare di Trieste, fu concessa a Rilke l'opportunità di ritornare per qualche tempo dall'Aldilà al nostro mondo. Rilke, dunque, tornò, e portava con sé una scheggia di sapienza celeste che gli donava la conoscenza di tutte le lingue e i dialetti del mondo. Così avvantaggiato rispetto ai più, si dedicò appassionatamente alla lettura, mentre riprendeva le sue passeggiate sognanti.
Fra i molti autori che lesse, ce n'era uno col suo stesso nome, Rainer Maria Rilke.
Gli piacque moltissimo leggerlo, in lingue diverse.
"È ancora vivo questo autore?" - domandò a una bibliotecaria.
"No, non fisicamente, è morto nel 1928!".
"Che strano! - si stupì Rilke, parlando tra sé - Aveva il mio stesso nome ed è morto nel mio stesso anno, ma scriveva in una maniera così diversa dalla mia!"

José Eduardo Lopes

Intrigante miniracconto tradotto dal blog del mozambicano José Eduardo Lopes Estrada de Santiago

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