(Foto: Sharad Haksar)
Come castigo degli dèi per la sua crudeltà, il re Tantalo, il cinereo e aspro Tantalo, fu condannato per l’eternità a patire la fame e la sete in una vallata lussureggiante d’acqua e di frutti: l’acqua svaniva attraverso cavità nel terreno, e i frutti fuggivano dalla portata della sua mano.
Stanco, stanchissimo per il suo supplizio, elevò la sua supplica, dalle profondità del Tartaro alle dimore degli Olimpici.
— Padre, padre mio, liberami da questo castigo se puoi, prescrivine un altro, nel quale io non debba soffrire né fame né sete.
Allora, dalle altezze divine, cadde giù il masso di Sisifo, proprio sul suo cranio.
José Eduardo Lopes, Devir
Una nuova versione del mito tradotta dal blog del mozambicano José Eduardo Lopes Estrada de Santiago
L'e-book As Metamórfoses de ouvido
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Die Welt ist meine Vorstellung
(Foto: Sharad Haksar)
«Il mondo è una mia rappresentazione»: ecco una verità valida per ogni essere vivente e pensante, benché l'uomo soltanto possa averne coscienza astratta e riflessa. E quando l'uomo abbia di fatto tale coscienza, lo spirito filosofico è entrato in lui. Allora, egli sa con certezza di non conoscere né il sole né la terra, ma soltanto un occhio che vede un sole, e una mano che sente il contatto d'una terra; egli sa che il mondo circostante non esiste se non come rappresentazione, cioè sempre e soltanto in relazione con un altro essere, con il percipiente, con lui medesimo.
Incipit da Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, 1819
«Il mondo è una mia rappresentazione»: ecco una verità valida per ogni essere vivente e pensante, benché l'uomo soltanto possa averne coscienza astratta e riflessa. E quando l'uomo abbia di fatto tale coscienza, lo spirito filosofico è entrato in lui. Allora, egli sa con certezza di non conoscere né il sole né la terra, ma soltanto un occhio che vede un sole, e una mano che sente il contatto d'una terra; egli sa che il mondo circostante non esiste se non come rappresentazione, cioè sempre e soltanto in relazione con un altro essere, con il percipiente, con lui medesimo.
Incipit da Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, 1819
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