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martedì

I problemi dell'Italia non finiranno con Berlusconi

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(Clicca sull'immagine per il Generatore di frullati di sinapsi)

«Un severo editoriale sul Financial Times di oggi analizza impietosamente la situazione politica dell’Italia. Scrive Geoff Andrews: “Le ormai quotidiane rivelazioni a proposito di Silvio Berlusconi e della sua vita sessuale ci forniscono l’imagine di un leader inadatto al governo di un paese. Ma i problemi fondamentali, le cause del declino italiano potrebbero non trovare rimedio quando Berlusconi lascerà il governo. Il problema centrale del paese è l’estensione della corruzione nei vari livelli di governo, la mancanza di trasparenza e responsabilità, la vasta cultura dell’illegalità che attraversa la politica e la società italiana: dall’evasione fiscale al coinvolgimento della mafia in affari di ogni genere, dalla ricostruzione dell’Abruzzo alle partite del campionato di calcio”.

Secondo Andrews ci sono due ragioni fondamentali per cui questa situazione potrebbe continuare a lungo. “In primo luogo, il fatto che il regime di Berlusconi è costruito su un impero mediatico che include anche il controllo della tv di stato, che infatti non ha coperto in alcun modo lo scandalo sessuale che lo ha coinvolto. In secondo luogo, il fallimento del sistema politico italiano di riformarsi e rinnovarsi all’indomani di Tangentopoli, specie per quel che riguarda la sinistra italiana, che ha attraversato una severa crisi d’identità e non è riuscita a sviluppare la proposta che richiedeva quel tipo di fase storica”.

“Per questo, anche quando Berlusconi lascerà la politica italiana - e non c’è ragione di pensare che si tratti di una cosa imminente, tutt’altro - ci sono poche speranze che si trovi quel clima di intesa e collaborazione necessaria a introdurre una nuova legge elettorale e dare al paese maggiore senso di responsabilità, maggiore indipendenza nei mezzi di comunicazione, maggiore concorrenza nei mercati. La condanna internazionale nei confronti del comportamento del premier ha acceso un piccolo barlume di autocritica. Vedremo se in futuro seguiranno un’introspezione più profonda, o una spinta verso un nuovo spirito di riforma”.»

L’attacco del Financial Times (da Internazionale.it, 31 luglio 2009)

Oggi sciopero contro il DDL Alfano

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lunedì

Se La7 riabilita Mastella

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(Uno screensaver "mastelliano" creato da Filippo Ricca — clicca sull'immagine per scaricarlo)

«La puntata numero 2000 di Omnibus Estate, celebrata il 30 giugno dal conduttore Andrea Molin, riabilita totalmente la figura di Clemente Mastella, l’ex ministro della Giustizia che fece cadere il governo Prodi, premiato dal Pdl con l’elezione al Parlamento Europeo (112.000 preferenze).
Tra gli ospiti in studio insieme all’ex ministro, Claudio Tito di Repubblica, Stefano Zurlo del Giornale, Giuseppe Sottile del Foglio, Giorgio Tonini del Pd ed il giornalista Oliviero Beha.
E’ proprio Beha a stuzzicare per primo Mastella: “perché ha fatto il Ministro della Giustizia?”. Risposta: “Ovvio che feci obiezione, essendomi solo interessato qualche volta di filosofia del diritto e sapendo di non essere certamente un giureconsulto”. “Quindi la garanzia era essere inesperto” lo incalza Beha. “La garanzia era essere un politico, perché la politica non richiede di esser tecnici”.
Non occorre mica esperienza giuridica per fare il ministro della Giustizia!
Ma la “missione” di Mastella era chiara: “Alcuni grandi saggi come Andreotti mi chiesero di mediare. Mi dissero è opportuno vada uno che non si è mai interessato di politica giudiziaria, al di fuori delle vicende giudiziarie, per arrivare a realizzare una condizione di armonia tra la politica e la magistratura”. Insomma dopo 5 anni burrascosi tra l’Anm ed il guardasigilli Castelli (ex ingegnere quindi inesperto di giustizia) ecco la famosa “Pax Mastelliana” (ribattezzata così dai Radicali).
In un anno e mezzo Mastella prova ad accontentare tutti, distribuendo poltrone alle varie correnti togate dell’Anm, riempiendo gli uffici giudiziari di componenti di Magistratura Democratica, Movimento per la Giustizia, Unità per la Costituzione, quelli di destra, di sinistra e di centro.
Ma incontra sulla sua strada un pm autonomo e indipendente, Luigi De Magistris, che pagherà caro le tentazioni di fare l’eroe in terra calabro lucana.
Nel corso del dibattito in studio emergono però una serie di falsità e illazioni senza un vero contraddittorio.
Stefano Zurlo, penna berlusconiana de Il Giornale, definisce “fumose” e “senza consistenza” buona parte delle inchieste che avrebbero “travolto” Mastella. Eppure l’indagine di S.Maria Capua Vetere si è conclusa da poco e ci sarà la richiesta di rinvio a giudizio per Mastella e consorte.
Sull’inchiesta Why Not lo stesso Mastella attraverso un’azione disciplinare e con la complicità dell’intricato verminaio del tribunale di Catanzaro, riuscì a far fuori il pm che indagava su di lui, nonostante fossero ampiamente provati i suoi rapporti personali con l’imprenditore Saladino, il principale indagato di Why Not.
Mastella lamenta “un sistema violento che mi fa paura” e afferma di essere stato iscritto nel registro degli indagati 20 giorni dopo l’azione disciplinare su De Magistris. In realtà Mastella aveva chiesto il trasferimento per incompatibilità ambientale il 21 settembre 2007, ma già sapeva di essere sotto indagine e che di lì a poco sarebbe scattata l’ iscrizione nel registro degli indagati.
Il ministro viene così iscritto il 14 ottobre 2007, con il quotidiano Libero che dà la notizia per primo, sulla base di oscure fughe di notizie che fanno cadere la colpa sullo stesso pm, accusato di rivelare atti d’indagine coperte dal segreto. Il 19 ottobre il procuratore Dolcino Favi avoca a sè l’inchiesta Why Not e fa perquisire la cassaforte dell’ufficio del pm prelevando gli atti dell’inchiesta a sua insaputa.
Mastella afferma anche di essere stato indagato per un presunto affare di 150.000 euro al Ministero della Giustizia due anni prima che diventasse ministro. Peccato che al momento di far fuori De Magistris, con la revoca dell’inchiesta e la successiva archiviazione di Mastella, nessuno aveva chiesto o specificato se l’ iscrizione del pm nel registro degli indagati fosse riferita al suo ruolo di senatore o ministro.
Una congiura bella e buona, camuffata e rivoltata ad arte per gli ignari spettatori mattutini di La7.
Sempre Stefano Zurlo nega i contatti di Luerti, l’ex presidente dell’Anm, con l’imprenditore Saladino: “fantomatico rapporto inesistente”.
In realtà Luerti è membro di “Memores Domini”, un’organizzazione religiosa che gravita attorno Comunione e Liberazione. Da magistrato a Catanzaro conosceva bene Saladino (presidente della Compagnia delle Opere e molto vicino a Cl) ed aveva frequenti rapporti con Mastella e Chiaravalloti, l’ex presidente della Giunta regionale (quello della profezia su De Magistris:“passerà i suoi anni a difendersi”). Proprio per i suoi contatti poco chiari con gli indagati fu costretto a dimettersi da Presidente dell’Anm.
In questo tripudio di informazioni false e manipolatorie svetta l’unico esponente dell’opposizione (si fa per dire): Giorgio Tonini del Pd. Che gela gli ospiti con una prova di forza: “Mastella ha fatto bene perché in continuità con il dialogo invocato da Napolitano”, aggiunge con sprezzo del pericolo che “il presidente ha sempre ragione”. Conclude con un attacco frontale senza precedenti: “Chi cerca il punto di incontro e di equilibrio scontenta gli estremisti, quelli che vogliono la guerra. E’ esattamente quello che è successo, di cui Mastella è stato vittima”.
Morale della puntata: De Magistris estremista, esponente di un partito di “tagliagole” (Giuseppe Sottile, ipse dixit), Mastella martire della giustizia.
L’informazione italiana nell’anno 2009.»

Elia Banelli, Se La7 riabilita Mastella (da Articolo 21.info)

martedì

L’Italia e i ‘poteri forti’ che agiscono sulla stampa

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«Nel quadro che il Freedom House Report (FHR) dà della libertà di stampa nel mondo nel 2009, la Turchia e l’Italia sono colorate di giallo. Giallo significa ‘libertà di stampa parziale’. I due sono gli unici paesi europei nella stessa categoria dell’isola di Tonga.“Libertà parziale” è come dire che una donna è ‘un po' incinta’, si lamenta un giornalista italiano. Il termine è in effetti un eufemismo per il grande numero di storie che illustrano la brutta situazione in cui versano i media italiani.
Il FHR afferma che i giornalisti italiani vengono sempre più spesso intimiditi con minaccie di procedimenti penali e leggi sul reato di diffamazione, e segnala l’aumento delle minacce fisiche verso i giornalisti da parte di organizzazioni criminali e gruppi di estrema destra. Riguardo alle bizzarre sproporzioni nella proprietà dei media in Italia il rapporto afferma: “Il ritorno del magnate dei media Berlusconi nel ruolo di premier ha nuovamente sollevato preoccupazioni sulla concentrazione dei media di stato e di quelli commerciali sotto un unico leader”...»

Da Italia dall'estero.info: L’Italia e i ‘poteri forti’ che agiscono sulla stampa (leggi tutto)

L'articolo originale dall'Olanda («De Nieuwe Reporter», 16 maggio 2009): Italië en de ’stevige machten’ die op de pers inwerken

mercoledì

Neanche un centesimo di euro

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«Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare. (...)

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente. (...)

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto...»

Giacomo Di Girolamo, Ma io per il terremoto non do nemmeno un euro — da Marsala.it: leggi tutto

Kappa

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Il testo integrale dei post pubblicati dal 31 marzo fino ad ora su Miss Kappa — il blog dell'aquilana Anna Pacifica Colasacco.

La cronaca di un disastro annunciato.


—Martedì 31 marzo 2009 ore 11.09

TERREMOTO
Sono tre mesi che a L'Aquila la terra trema. Quasi trecento scosse.Ieri alle 15,38 c'è stata quella fortissima. Panico in tutta la città. A seguire, altre quattro abbastanza intense. E stamani alle 8 un'altra ancora. Io ho dormito in auto. Sono terrorizzata.
A presto. Spero.



—Lunedì 6 aprile 2009 ore 13.03

AGGIORNAMENTI
Ciao a tutti!!Sto bene, non vi preoccupate. Il terremoto ha distrutto diverse case ma noi stiamo bene.Per ora non ho il computer a disposizione ma appena mi sarà possibile vi aggiornerò.Un bacio a tutti quanti.Anna


—Martedì 7 aprile 2009 ore 21.17

PASSAPAROLA
Messaggio da ANNA: Ciao a tutti! In queste ore purtroppo si sta intensificando lo sciacallaggio da parte di finte associazioni e gruppi che chiedono soldi per aiutare i terremotati. Non mandate nulla se non siete certi dell'attendibilità delle organizzazioni!!Un' associazione sicura alla quale si possono inviare è l'ANA: Associazione Nazionale Alpini.Mi raccomando fate passare questo messaggio ovunque e fate passaparola per evitare che si mandino soldi a delinquenti che stanno approfittando di questa disgrazia.Un bacio a tutti


—Martedì 7 aprile 2009 ore 23.38

L'AQUILA NON C'È PIÙ
Eccomi qui. Gli ultimi post sono stati scritti non di mio pugno. Era la mia amica Chiara che scriveva da Bologna. Questa sono io. La situazione è tragica. Inenarrabile. Io e la mia famiglia abbiamo perso tutto: case, lavoro, vita passata, radici. TUTTO. Ma quello che vorrei urlaste al posto mio è la rabbia di essere stati lasciati soli. Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO.NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Il terremoto del 700 ha avuto la stessa casistica, gli stessi tempi. Identico. E loro ci rassicuravano. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita. E gli sfollati sono 60mila.Denuncio quell'imbelle del sindaco Cialente. La presidente della provincia Stefania Pezzopane. Tutte le autorità. L'Aquila non è. Fu. E noi tutti con lei. Si entra in città e non si hanno più punti di riferimento. Mio marito è entrato stamani. E' tornato al campo sfollati. Non connetteva. Non sapeva più neanche il suo nome. Sono lucida. Le cose che vi dico sono verità. A presto. Anna


—Mercoledì 8 aprile 2009 ore 10.27

AIUTI
Scrivo al volo. Ho poco tempo. Per gli aiuti bisogna organizzarsi bene e non fare cose affrettate. Lo sciacallaggio è già in atto. Bisogna sapere bene a chi inviarli e chi li riceve deve renderne conto dettagliatamente. Aspettate, per ora abbiamo tutto. Gli aiuti serviranno dopo.


—Giovedì 9 aprile 2009 ore 0.49

ECCOMI
Non ce la faccio a leggere tutti i commenti. Non ho tempo.Dietro Miss Kappa c'è Anna Pacifica Colasacco, nata a L'Aquila il 22 luglio 1956 e residente, fino al 6 aprile 2009, in via Costa Masciarelli,8. Cellulare 348 30 55 965.Non sono anonima e non lo sono mai stata. Sono disperata, ma lucida.All'anonimo che pontifica rispondo che alla scossa delle ore 23,30 , almeno allora, avrebbero potuto allertare, piuttosto che dire che l'evento si era verificato a Forlì. Tutti noi, obnubilati dal silenzio "tombale" dei media siamo rimasti in casa. E siamo morti. Anche quelli che son rimasti vivi. Vi dico solo una cosa: Onna conta all'incirca 600 abitanti e danno 48 morti (più o meno) L'Aquila ha 42.000 abitanti e vi dicono che i morti sono, compresi quelli di Onna, poco più di 200. A voi le conclusioni. I morti sono quasi mille. Così è. Cercano di coprire, fin quando è possibile, l'atrocità di quanto commesso. Tornerò . Se solo qualcuno mi desse la possibilità di poter usare un pc con regolarità, vi aggiornerei su tutto.


—Giovedì 9 aprile 2009 ore 12.08

HO BISOGNO DI
Ho bisogno di un pc, anche vecchissimo e della possibilità di una connessione con chiavetta e di qualcuno che mi spieghi come farla funzionare. Solo così posso restare in contatto e cercare di fare informazione. Io vivo in automobile, per ora. Non voglio lasciare la mia terra.


—Giovedì 9 aprile 2009 ore 15.24

LA VACANZA
Eccomi, amici. E' la vostra campeggiatrice che vi parla. Carina come esperienza, ti fa tornare giovane. Divertente vivere fra le macerie. Da' quel tocco di originalità. E poi ogni tanto, spesso, si balla. Senza muovere le gambe. Non fai neanche fatica. E la colonna sonora sono le urla ed i pianti degli altri campeggiatori. Le facce attonite e terrificate di alcuni sono l'inusuale coreografia.E poi non hai neanche l'incubo di pensare che, finito il campeggio, dovrai tornare alla routine casalinga. Niente letti da rifare, lavatrici da avviare, piatti da lavare. Nessun pensiero. Abbiamo eliminato il problema alla radice. Radice compresa. Ovviamente l'ottimismo nasce dalla consapevolezza che la vacanza in campeggio sarà molto lunga. Lunghissima. Vacanza di anni. E vi sembra poco non avere più un lavoro? Finalmente liberi. Potremo dormire fino a mattina inoltrata. E il pomeriggio si potranno fare passeggiate fra i campi. Campi di sfollati, naturalmente.
Sono in una casa , ho per qualche ora un tetto sulla testa. Ma voglio uscire. Mi terrorizza pensare che il tetto potrebbe crollarmi addosso. Anche se sono a cento chilometri dall'epicentro del terremoto. Ma si balla anche qui. Qui si balla un lento. Fra i miei monti si balla il rock. Domani mio marito ed io torneremo lì.
A presto. Grazie per la vostra solidarietà.P.S.Il mio cellulare è un vecchissimo telefono che mi fu dato con la raccolta punti della Vodafone. Non so cosa posso fare con quello. E non saprei dove mettere le mani.


—Venerdì 10 aprile 2009 ore 9.28

FREDDO
Che freddo alla notte! Scende ad abbracciare le ferite del cuore e della memoria. Blocca i pensieri, li congela in uno spazio irreale. Oggi non è il giorno della rabbia. Oggi è il giorno del silenzio.Alla radio ho appena sentito le parole del Presidente della Provincia: mi è sembrato di riconoscere la compagna di un tempo. Stefania, che l'immane tragedia ti abbia fatto tornare la ragazza combattiva e vera del tempo in cui ci chiamavamo comunisti? Se così fosse, io sono con te. E lo saremo in tanti. Ma non prenderci in giro. Non farlo. Massimo, tira fuori anche tu la grinta che non hai mai avuto. Sei il nostro sindaco. Dimentica le tue poltrone e il culo al caldo. Ricorda anche tu da dove vieni e gli anni in cui si combatteva insieme. Dobbiamo tornare ad essere i guerrieri di una volta. Ora la nostra terra ha bisogno di questo.


—Venerdì 10 aprile 2009 ore 21.02

GRAZIE
Vi scrivo con il pc che mi avete regalato. La connessione è lenta, forse è colpa mia. Ma imparerò. Per ora ringrazio tutti voi con il cuore in mano. Mi avete fatta felice. Mi avete regalato un po' di luce in questo buio. Ho letto i commenti e ne ho colti alcuni polemici. Per ora non rispondo, non ne ho la forza. Ma prestissimo tornerò la combattente di sempre. Grazie ancora. Siete la mia àncora di salvezza. Saprò ripagarvi.


—Sabato 11 aprile 2009 ore 8.39

UPDATE
Impiego ore per riuscire a connettermi. Cercherò un punto TIM per capire dove sbaglio. Sto raggiungendo L'Aquila. A dopo.


—Lunedì 13 aprile 2009 ore 0.06

DI NUOVO IN CAMPO
Amici, ci sono.E' notte e mi trovo al campo di Monticchio Garden. Non sono in tenda. Per stanotte sono terminate. Siamo fortunati, abbiamo salvato la nostra comoda auto. Ci hanno dato coperte, giacconi pesanti, salviettine, una bacinella e l'acqua. Diluvia, ma l'abitacolo è caldo. E sono sulla mia terra. Mio marito è accanto a me. Quello che ho mi basta. Ora la mia mente comincia a funzionare. E' il momento di organizzarsi. Il campo nel quale mi trovo è efficientissimo e i nuovi volontari sono bravissimi e dotati di grande umanità. A me sembrano di sinistra, ma non voglio fare la solita comunista. Da domani inizierò il mio giro di ricognizione nei vari campi e cercherò di parlare con il maggior numero di sfollati. Intendo andare nei piccoli paesi di montagna dove mi dicono che mancano i generi di prima necessità e le medicine. Vorrei inoltre idendificare i casi di persone particolarmente bisognose e segnalarvi i loro nomi per poterli aiutare direttamente. Ora la mia missione è questa. Ho perso tutto, ma mi resta il coraggio e la volontà. Forse avrò momenti di sconforto, cercate di perdonarmeli. Una piccola nota in calce: il Cavaliere Berlusconi dice di voler mettere a disposizione degli sfollati le sue case. Da qui gli faccio sapere che a me personalmente i vulcani finti e i mausolei infastidiscono e turbano il mio gusto per il bello.Preferisco tornare ad essere la frikettona di 30 anni fa. Quando mi bastavano due amici, una chitarra e uno spinello. E tutto il resto che importanza ha. A domani, con il mio resoconto. Grazie di cuore a tutti voi. Siete la mia luce.


—Martedì 14 aprile 2009 ore 11.07

C'È IL SOLE
Buongiorno!
Perdonatemi per l'assenza di ieri, ma è stata una giornata intensa. Di emozioni, tutte molto forti. Prima di iniziare il mio resoconto, vorrei cercare di far comprendere a quanti di voi mi invitano a scrivere di più, a rispondere ai numerosissimi commenti e ad accettare le amicizie su facebook quali sono le mie condizioni.La carica della batteria del pc dura meno di due ore e la possibilità di ricarica mi è data nel campo non più di una volta al giorno.Per di più in molte zone della città la connessione non è possibile, in altre va e viene. E, quando c'è, è lentissima. Ieri è diluviato, ed era molto freddo. E la mente si congela in questi casi. Non sono, ahimé un inviata speciale, e non ho nessuno alle mie spalle. Sono sola. Ieri mattina ho incontrato FABIO ed i suoi amici: ragazzi napoletani che sono arrivati qui a portare soccorsi, senza passare per i canali uffuciali.Ragazzi speciali, di quelli che avrei voluto come figli. Ora Fabio potrà darmi una mano con questo blog e supportarmi là dove io non so tecnicamente arrivare. Ed è una voce in più. I campi nei paesini di alta montagna si stanno lentamente attrezzando e la situazione è quasi sotto controllo.Non per merito della protezione civile che li ha completamente abbandonati a se stessi, ma in virtù dei volontari che agiscono autonomamente.Ce ne sono ancora tanti da visitare, vi terrò aggiornati. Servono tute e scarpe da ginnastica. Possibilmente nuove o, almeno pulite. Gli abiti che ho visto distribuire sono sporchi e brutti e sintetici. Le persone hanno bisogno di dignità.Solo così si può recuperare un minimo di rispetto per se stessi e per gli altri. Se ci si abrutisce, la forza per reagire non si trova. E' meglio affidare questi abiti non alla protezione civile: anche lì ci sono persone di serie a e b. I signori vestono Prada, gli altri la merda. Dobbiamo organizzarci.Ed ora una nota che riguarda me, che forse ai polemici nuovi frequentatori di questo luogo non interessa. Passate oltre quindi. Mi rivolgo agli amici. Ieri pomeriggio sono entrata nel centro storico con una squadra di vigili del fuoco. Speravo di poter recuperare anche una sola cosa in casa mia. Anche solo la foto di mio padre. Questo non è stato possibile, essendo crollata la scala del mio palazzo. Quella che portava all'attico dove abitavo. Ma ciò che i miei occhi hanno visto, per la prima volta dopo il terremoto, è indescrivibile. Immaginate i luoghi della vostra anima, della vostra vita, della vostra memoria trasformati in una spianata di macerie, con pochissimi punti di riferimento. In quel momento ho pensato che sarebbe stato meglio morire. Ho rivisto mia nonna affacciata alla finestra che chiamava me bambina per il pranzo.Papà che mi prendeva per mano e mi accompagnava a scuola. Me stessa che uscivo, vestita da suorina bianca per andare alla Prima Comunione. Cose piccole, ma la mia vita. Ed ho compreso la perdita di identità. La perdita di tutto. Un lutto immane. Comune. Ma terribilmente individuale. La tua esistenza che si accartoccia. E frana. E poi stanotte si è ballato di nuovo, e di brutto. E c'erano urla e pianti. Le mie non escono più.Una cosa che vorrei diffondeste:i vigili del fuoco sono tanti, e bravi, e umani. Ma il cooordinamento per per la ricognizione nelle case e per l'accesso ai propri beni è vergognosamente disorganizzato. Si arriva nei luoghi di raccolta. Si riempie, dopo code estenuanti e disordinate, un modulo per la richiesta e si aspetta di essere chiamati. Chiamano senza osservare nessun ordine logico. Allora, dopo ore di attesa vana sotto la pioggia, o sotto il sole cocente,torni il giorno seguente e la tua domanda è sparita. Devi riempire di nuovo il modulo e ricominciare l'attesa. E sperare. Solo e senza nessun sostegno psicologico. Le persone piangono sommessamente. Sei lì a asperare che dalle macerie salti fuori anche un minuscolo pezzo della tua vita.
CIAO.
.Silvio Di Giorgio: la tua idea è ottima. Sei un grande, come sempre.
.Silvano: avrei voluto telefonarti,ma ho perso il tuo numero. Mi hai chiamata mentre tiravano fuori dalle macerie della casa che ci ospitava quella notte le uniche scarpe che mia madre vuole indossare. Ero felice!
.Grazie a tutti per il vostro sostegno. Se parlo di aiuti di sinistra e faccio la comunista, lo faccio sull'onda di quell'ironia che fa parte di me. Quella, almeno quella, non è stata seppellita sotto le macerie.



—Mercoledì 15 aprile 2009 ore 8.29

ECCOMI
Ho bisogno di qualche giorno ancora per coordinarmi con altre persone e farvi sapere come aiutare in maniera efficace. Non abbiate fretta. Qui si balla ancora tanto, troppo. C'è il sole, ma la notte appena trascorsa è stata freddissima. Stamani ho poca voce e mi fa male la gola. Spero di non ammalarmi. Oggi vorrei fare un giro nei campi cittadini. Parlare con un po' di persone. Vi aggiornerò. A presto. Grazie ancora a tutti voi.Ah, dimenticavo, i mandorli sono in fiore e i prati pieni di pratoline. E i miei cani randagi ci sono tutti.

lunedì

Ricapitolando (Mortificazioni italiane)

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La foto di Eluana

In certe occasioni, un’immagine non vale più di mille parole. Al contrario, una fotografia può distorcere la realtà e servire da alibi in una battaglia tanto sterile quanto ingiusta. In Italia se n’è prodotto un esempio chiaro nella morte di Eluana Englaro, la donna di 38 anni morta dopo averne passati 17 in stato vegetativo a causa di un incidente d’auto avvenuto quando ne aveva 21. La sua famiglia ha patito un calvario giudiziario di dieci anni per ottenere il diritto di non prolungarle la vita artificialmente, in un paese dove non esiste una legge sul testamento biologico come quella spagnola e che non permette l’eutanasia.
Che tipo di stato obbliga i suoi cittadini a lottare tanto per un obiettivo così disgraziato? Che tipo di società insulta e maltratta un padre che vede come unico cammino per riconquistare la volontà di sua figlia (la quale aveva espresso con chiarezza il suo desiderio di non voler vivere nelle condizioni che le sono toccate), quello di permettere che muoia di fame e sete? Eluana che sorride sulla neve. Eluana con il cappello guardando verso la macchina fotografica. Eluana che si copre con la tenda della doccia, scherzando con chi la stava ritraendo.
Questa non era la malata di 40 chili, piagata, atrofizzata e irrecuperabile alla quale il padre faceva visita tutti i giorni e che il primo ministro Silvio Berlusconi non ha voluto conoscere, nonostante sia stato invitato. Perchè, lì o quì, è più facile fare leggi contro gli altri poteri dello stato e contro il sentimento comune, se non si affronta la dura verità, questo è lo stato attuale delle cose. La sera in cui Eluana moriva, i politici litigavano come gatti cercando di portar avanti, con urgenza, una legge che la attaccasse per sempre alla macchina, un testo irrazionale, che poi è stato ritirato perchè spaventoso, persino per i medici ultraconservatori.
Quella stessa sera, la maggioranza degli italiani sceglieva in televisione tra i programmi sul caso di Eluana e il Grande Fratello. Ha vinto quest’ultimo, trasmesso in uno dei canali di Berlusconi. L’audience ha preferito la finzione più dolce e inutile, convenientemente impacchettata e pronta per essere consumata. L’altra finzione, la ragazza mora esultante che in qualsiasi momento si sarebbe alzata dal letto, era troppo difficile da mandar giù.
La Chiesa cattolica, non voleva perdere una partita sul suo campo. Magari si fosse mostrata così belligerante quando venivano bombardate case piene di bambini a Gaza o quando il governo perseguita gli immigrati che scappano dalla fame a due passi dai suoi templi. Dimenticando uno dei principi più belli della sua religione, la compassione per la sofferenza del prossimo, i fedeli hanno montato decine di altarini con la foto della bella ragazza che non esisteva più. Dimenticando anche che Gesù Cristo ebbe la possibilità di scappare ma, avvalendosi della sua libertà personale, preferì seguire il suo cammino, quello di una morte certa.


(12 febbraio 2009: traduzione di Italia dall'estero.info dal «Diario de Mallorca» — leggi l'articolo originale)

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Senza coscienza

Il corpo indifeso di Eluana Englaro ha dovuto partecipare alla prova generale per verificare quanto siano labili i confini dello Stato di Diritto in Italia. E il fatto che il Vaticano abbia cinicamente applaudito rinnova il dubbio, se lì si sia arrivati nel 21° secolo.
Eluana Englaro è morta. Ma ha dovuto recitare fino all’ultimo il triste ruolo a cui il Presidente del Consiglio italiano l’ha costretta al termine della sua vita. Apparentemente allo scopo di salvare la giovane donna in coma da 17 anni, Silvio Berlusconi voleva imporre oggi [martedì] una legge che avrebbe confermato la sua vocazione ad essere l’uomo forte che se ne frega delle regole quando c’è da fare del bene. Sulle questioni dell’inizio e della fine della vita si può e si deve discutere. Della dimensione politica di tutto ciò, invece, c’è poco da discutere. Il Presidente della Repubblica Napolitano non ha firmato un primo decreto di Berlusconi perché in esso vedeva calpestata la separazione dei poteri. Ma anche una legge – se dovesse comunque andare in porto – sarebbe contraria alla Costituzione, perché sarebbe intesa ad invalidare con effetto retroattivo una sentenza di tribunale. Non si è trattato di dare un aiuto – sono anni che si attende una legge sul testamento biologico. Si è trattato invece delle prove generali, a spese del corpo indifeso della Englaro, per verificare quanto labili siano i confini dello Stato di Diritto. E il fatto che il Vaticano abbia applaudito questo cinico gesto fa sorgere nuovi dubbi, dopo quelli sulla questione dei lefebvriani, se lì si sia davvero arrivati nel 21° secolo.


(10 febbraio 2009: traduzione di Italia dall'estero.info da «Der Tagesspiegel» — leggi l'articolo originale)

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Il destino di una donna in coma lasciato nelle mani di Berlusconi

Il Primo Ministro vuole una legge per prevalere sulla Corte di Cassazione.

Il caso strappalacrime di una donna in stato di coma da 17 anni e del padre che combatte perché possa cessare di vivere é stato trasformato dal Primo Ministro Silvio Berlusconi, con il silenzioso ma robusto sostegno del Vaticano, nel tentativo di scavalcare la Costituzione italiana accrescendo in tal modo i suoi poteri.
Eluana Englaro, di 38 anni, quando aveva 21 anni ha subito un grave danno cerebrale a causa di un incidente automobilistico che l’ha ridotta in uno stato vegetativo permanente. Dopo aver lottato per anni nei tribunali per fermare l’alimentazione forzata, suo padre Beppino, lo scorso anno ha finalmente vinto la battaglia con la Corte di Cassazione, la massima Corte in Italia. Ma i politici cattolici, sostenuti dalle gerarchie ecclesiastiche, hanno continuato a combattere malgrado il verdetto della Corte. Il caso é così diventato una battaglia di carattere nazionale per la coalizione “per la vita”.
Ora Eluana é in una clinica nel nord-est Italia, a Udine, dove i medici stanno gradualmente diminuendo l’alimentazione sostituendola con sedativi e anti-convulsivi. Ma in settimana Berlusconi ha provato a introdurre un cosiddetto decreto legge (in italiano nel testo, N.d.T.), un diktat ufficiale, per obbligare la clinica a riprendere l’alimentazione forzata.
Il capo dello Stato, il Presidente Giorgio Napolitano, ha rifiutato di firmare il decreto perché esso “non ha superato le obiezioni di incostituzionalità”. Berlusconi é stato respinto pertanto dal capo dello Stato e dalla più alta Corte del Paese ma ciò non lo ha fermato.
Invece, ha annunciato la sua intenzione immediata di creare una regolare legge facendola passare in entrambe le Camere del Parlamento entro tre giorni, in modo da scongiurare così la morte di Eluana. Berlusconi ha detto: “Per come la vedo io, dobbiamo fare tutto il possibile per evitare la morte di una persona la cui vita é in pericolo non a causa del danno cerebrale. Si tratta di una persona che respira autonomamente, una persona le cui cellule cerebrali sono vive e inviano segnali elettrici, una persona che ipoteticamente può concepire un figlio”.
L’ultima affermazione ha provocato stupore e disgusto; é sembrato che Berlusconi abbia voluto ridurre la femminilità allo status di macchina per la riproduzione. Secondo un’altra angolatura, la sfida alle più alte istituzioni statali da parte del Primo Ministro é stata interpretata come un attacco alla costituzione. Berlusconi ha risvegliato i timori che i poteri del Primo Ministro vengano accresciuti a detrimento dei poteri che li controbilanciano. Prima di Natale, ha detto ai giornalisti di avere intenzione di muovere l’Italia verso un sistema presidenziale, così da poter disporre di “velocità nel prendere decisioni e più ampi poteri”, in linea con “gli altri paesi”. Ora i suoi critici temono che abbia trovato lo strumento ideale.
James Walston, un professore di Politica Italiana all’Università Americana di Roma, ha detto: “Ha tagliato fuori la magistratura, il Presidente e il Parlamento. Se il decreto passerà, la carica di Primo Ministro sarà molto più potente perché così si sarà sbarazzato definitivamente di quei poteri che mantengono il controllo su di lui”.
Ma Gianfranco Fini, il Presidente della Camera dei Deputati ha detto ieri: “Qual é il limite tra un vegetale e un essere vivente? Ritengo che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di dare una risposta a questa domanda”.


(9 febbraio 2009: traduzione di Italia dall'estero.info da «The Independent» — leggi l'articolo originale)

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