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mercoledì

La nostra marmellata (7)

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«La Protezione civile dell’era Bertolaso si serve di centinaia di consulenti ed esperti che ogni anno costano alle casse pubbliche svariati milioni di euro. Tutte persone che a loro volta aiutano il capo della Protezione a gestire un fiume di denaro che viene utilizzato solo in parte per la prevenzione e la previsione delle calamità, vocazione naturale dell’organo nato 27 anni anni fa per volontà dell’allora ministro Zamberletti. Di fatto, oggi, la Protezione civile è un grande ente appaltatore. Basta infatti un’ordinanza, e le risorse stanziate dal governo vengono gestite dal capo della Protezione civile anche per appalti a trattativa privata. O appunto per l’assunzione di consulenti e collaboratori che non hanno bisogno di passare dai concorsi pubblici.

Missioni molto speciali
I consulenti, i collaboratori, insomma il personale anche con contratti brevi è scelto da Bertolaso in persona. Nel lungo elenco - sull’ordine di centinaia - esistono persone assunte con le qualifiche più bizzarre: “consulente in strategie e tecniche dell’informazione, di immagine e divulgazione della cultura di protezione civile”, che guadagna 104.000 euro all’anno. O chi, per 80.000 euro all’anno, ha il compito “coadiuvare il Capo del Dipartimento nelle attività collegate all’iter parlamentare dei
provvedimenti legislativi (...)”. Per non parlare di chi viene assunto a 74.000 euro all’anno come “consulente perle attività di comunicazione visiva, è suo compito comunicare attraverso le immagini”. Comunicare attraverso le immagini? Poi ci sono quelli che hanno compiti particolari: dall’emergenza precipitazioni in Friuli Venezia Giulia all’emergenza Pantelleria (quale?), passando dall’emergenza Stromboli e dalla “commissione generale di indirizzo Campionati del mondo di ciclismo su strada 2008”. Tutte persone che in cambio ricevono dai 24.000 ai 30.000 euro all’anno, per eventi che in realtà si verificano per pochi giorni. Tra i collaboratori, un nome risalta su tutti: Angelo Canale. Come vice procuratore generale della Corte dei conti per il Lazio mise sotto inchiesta l’ex capo della Protezione civile, Franco Barberi, per le irregolarità nella gestione dei fondi pubblici nello scandalo della “Missione Arcobaleno”.

Cifre da capogiro
Se si dà un’occhiata al bilancio 2009, si scopre che la Protezione civile ha messo in conto spese per 1.486.574.961 euro. Di questi, per “emolumenti accessori” al personale interno e distaccato, per gettoni di presenza, stipendi e assegni per il personale assunto con contratti “privati” in conseguenza delle ordinanze, si stacca un assegno da 9.135.000 di euro. Poca cosa, rispetto al miliardo e mezzo speso complessivamente. Ma se si guarda meglio la voce “pagamento dell’ammortamento di mutui contratti dalle Regioni per affrontare eventi calamitosi” che vale 1,1 miliardi, ci si accorge che comprende, sì, i soldi per gestire le calamità, i grandi eventi. Ma anche le spese “straordinarie” di personale. A partire da quelle che incassano i 400 uomini del Di.Co.Mac, la Direzione di comando e controllo che dal 6 aprile sta gestendo il dopo terremoto in Abruzzo. Dunque, un funzionario di terza area della Protezione civile, fascia retributiva F5, guadagna 42.400 euro all’anno, oltre 3.000euro almese. Ma se va in missione all’Aquila, prende subito, tra indennità e alloggio, 193 euro lordi in più al giorno. A cui va aggiunta «una speciale indennità operativa onnicomprensiva (…) da corrispondersi al personale impiegato nei territori ove è dichiarato lo stato d’emergenza o di grande evento (…) pari a 200 ore di straordinario festivo e notturno» (ordinanza 3565). Per gli uominidella fasciaF5, un’ora di straordinario festivo notturno vale 19 euro, che moltiplicato per 200 fa 3.848 euro. Dunque, alla fine, il funzionario guadagna oltre 7.000 euro al mese, più la diaria. Poca cosa se paragonata agli stipendi dei massimi gradi della Protezione. A partire proprio da Bertolaso. Nel secondo semestre 2008, il suo guadagno è stato pari a 30.190 euro al mese. Se a questa cifra si somma «un compenso mensile lordo pari al 3,75 per cento del trattamento economico complessivo in godimento», fa un bel gruzzoletto. Che il capo della Protezione intascherà fino al 2011, quando avrà assolto all’ultima organizzazione “emergenziale”: il Congresso eucaristico nazionale nella città di Ancona (ordinanza numero 3673).»

Tratto da Paola Pentimella Testa, Protezione civile, la consulenza è d’oro (il testo completo su «Dnews», 14 luglio 2009)

La nostra marmellata su Narcolessia delle giraffe

lunedì

Una scampagnata riuscita

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(Immagini: Gita de L'Aquila, 8-10 luglio 2009)

mercoledì

G8 — Sfollati sfollati

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«Gli Aquilani son sfollati, si sa. Sfollati sulla costa e sfollati in città. Ora gli sfollati cittadini son diventati sfollati sfollati. Wow... sfollati bis. Si, già sfollati, si sono autosfollati. Via dalla città blindatissima, via dai controlli, via dai pass negati, via dai negozi chiusi, via dalle forze dell'ordine che non danno respiro, via dagli elicotteri che danzano sulle teste,via dai cattivi che manifesteranno. E dai manganelli. In pochi si resta. E ci si muove in una città semideserta. Sembra di esser tornati ai giorni immediatamente successivi al terremoto. Mister B ha fatto approntare il palcoscenico dove avverrà la rappresentazione per i grandi. Cantieri per le new town (due sui venti previsti) che lavorano incessantemente di giorno e di notte, rotatorie nate in brevissimo tempo e imbellite da aiuole fiorite, centro storico con ruderi annessi, pronto per la fotina ricordo. Mi domando se ci saranno dei terremotati scelti all'uopo. A fare da sottofondo. Coloro che la crisi mondiale l'hanno determinata saranno qui a prendere impegni fasulli, finti come il palcoscenico di questa città. Qui di vero, oltre le macerie, ci sono le nostre vite estreme. Ma quelle non si vedranno. Ci hanno sfollati.»

Anna Pacifica Colasacco, 7 luglio 2009, Sfollati sfollati (dal blog Miss Kappa)

La stampa estera: il G8 che verrà

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«Alla vigilia del G8 continua il tirassegno della stampa estera sul governo italiano e su Silvio Berlusconi, cui il Financial Times dedica un editoriale che non gli perdona nulla. Ma più che le veline e le escort ricorda come l'Italia irriti gli alleti su almeno tre dossier: ambiente, cooperazione ed eccesso di presenzialimo con i russi.
L'attacco frontale arriva però dal Guardian con un vero articolo al vetriolo del responsabile del desk diplomatico del quotidano londinese secondo cui c'è in Europa chi vuole l'Italia fuori dal G8 (al suo posto, in pole position, la Spagna). Inoltre, dice il giornale inglese, il G8 all'italiana sarebbe un vero disastro che gli americani starebbero sistemando perché Roma non avrebbe neppure saputo preparare un'agenda...»

G8, Stampa estera al vetriolo (7 luglio 2009 — da Lettera22.it)


«... "Meglio la Spagna". Torniamo all'articolo del Guardian. Un altro diplomatico europeo coinvolto nei preparativi del vertice dice: "Il G8 è un club e per far parte di un club ci sono le quote d'iscrizione. L'Italia non ha pagato la propria". Le proteste dietro le quinte del summit sono arrivate al punto, prosegue l'articolo del Guardian, da far circolare suggerimenti di espellere l'Italia dal G8 o da un gruppo che ne diventi il successore. Una possibilità che circola nelle capitali europee, secondo il giornale, è che la Spagna, che ha un reddito pro capite più alto e versa in aiuti al Terzo Mondo una percentuale più alta del pil, "prenda il posto dell'Italia".

Il ministero degli Esteri italiano, afferma Julian Borger, corrispondente diplomatico del Guardian e autore dell'articolo, non ha risposto a richieste di commentare simili critiche. Oltre alle fonti anonime, il giornalista riporta il parere di Richard Gowan, un analista del Centre for International Cooperation presso la New york University: "I preparativi italiani per il vertice sono stati caotici dall'inizio alla fine", dice il politologo. "Già in gennaio gli italiani dicevano di non avere una visione per il summit e che se l'amministrazione Obama aveva delle idee loro erano pronti a seguire le istruzioni degli americani". Il giornale conclude che l'Italia ha cercato di coprire la mancanza di sostanza aumentando la lista degli ospiti, che secondo una stima saranno ben 44. "Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è allargare l'agenda al massimo in modo da oscurare il fatto che non hanno un'agenda", dice ancora il professor Gowan.

"Obama non ha bisogno di Roma". Giudizio analogo è espresso da un editoriale non firmato, dunque espressione della direzione del giornale, sul Financial Times. "Da settimane", scrive il quotidiano finanziario, "le notizie sulla vita privata del 72enne leader italiano sono stato un totale imbarazzo, ma la sua reputazione è calata per ragioni che vanno al di là dei recenti titoli di giornale". Il Ft afferma che Berlusconi è sempre stato giudicato all'estero come una figura controversa e imprevedibile. Durante il suo precedente governo, dal 2001 al 2006, Bush "aveva bisogno di corteggiarlo" perché Washington era in conflitto con Chirac e Schroeder, "ma oggi tutto è cambiato, Francia e Germania hanno leader fortemente pro-americani, sicché Obama non ha bisogno di essere tollerante verso Berlusconi come il suo predecessore". Il giornale cita le questioni che hanno irritato gli Usa e gli altri membri del G8: l'inadempienza dell'Italia sugli aiuti all'Africa, lo scarso interesse del premier italiano sull'impegno per combattere il cambiamento climatico, la sua ambizione di mediare sull'Iran e sulla Russia. "Le previsioni non sono buone", conclude il Financial Times, ricordando che la prima volta che Berlusconi presiedette un summit del G8 gli fu inviata una comunicazione giudiziaria (Napoli, 1994), la seconda volta il summit fu rovinato dalle proteste e dagli scontri (Genova 2001): meglio tenere "le aspettative basse" per la terza volta.

La lettera di Annan. Sempre sul Financial Times, un secondo articolo, firmato dal columnist più autorevole di affari internazionale Quentin Peel, rivela che l'ex segretario generale dell'Onu Kofi Annan, noto per essere uno dei diplomatici più tranquilli e posati della scena internazionale, ha perso la pazienza e ha scritto "una dura lettera personale" a Berlusconi, rimproverandolo per non avere mantenuto gli impegni da lui presi al precedente G8 sugli aiuti all'Africa. In proposito, un corsivo del Guardian ironizza che il premier italiano potrebbe venire ribattezzato "mister 3 per cento", come lo ha chiamato Bob Geldof, il cantante paladino degli aiuti ai paesi poveri, nel senso che Berlusconi "mantiene solo il 3 per cento delle promesse fatte".

La ministra "in topless". A Berlusconi dedica la prima e la terza pagina anche il Daily Telegraph, il più diffuso quotidiano "di qualità" britannico. In prima pubblica una gigantografia di una giovane donna con una maglia traforata sotto la quale non indossa niente: "Quale leader europeo porta il suo ministro pieno di glamour al G8?" è il titolone che l'accompagna. La donna è Mara Carfagna, rivela un articolo a pagina 3, e il leader ovviamente è Berlusconi: "la modella in topless che è diventata ministro riceve il compito di intrattenere le moglie al G8", afferma il servizio all'interno, a causa dell'assenza di Veronica Lario che ha chiesto il divorzio accusando il marito di avere "rapporti con minorenni" dopo la sua partecipazione alla festa per il 18esimo compleanno di Noemi Letizia.

La Merkel e gli scatti con Silvio. Altri articoli sulle difficoltà logistiche e politiche del summit, che si sommano agli scandali sulla vita privata del premier, appaiono sull'Independent, sul Times e su giornali di altri paesi. Il Wall Street Journal scrive che un politologo dell'influente European Council on Foreign Relations ha avvertito Angela Merkel di stare attenta a come verrà fotografata accanto a Berlusconi durante il summit: un'immagine ridicola o offensiva, ha detto alla cancelliera tedesca, potrebbe costarle la rielezione.»

"Italia fuori dal G8, vertice caos" - Berlusconi: "Una grande cantonata"
(7 luglio 2009 — da Repubblica.it)

lunedì

Il G8 degli Aquilani

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(Vignetta: Marco Scalia)

Ancora dal blog Miss Kappa di Anna Pacifica Colasacco.

Il G8 di chi resterà. Anche dopo la fine della fiera. E ancora nelle tende.


«NOI NON CE NE ANDREMO.
Lo avevamo detto a Roma :"Vi aspettiamo al G8". Lo faremo.
I comitati cittadini hanno organizzato le manifestazioni che si svolgeranno in concomitanza con il vertice dei potenti. Noi non scappiamo, come vorrebbero, come ci incitano a fare, noi restiamo. E non abbiamo paura.
Ribadiamo l'intenzione di smascherare le menzogne e le mancate promesse. Vogliamo tutti fuori dalle tende, subito. Prendiamo atto che si sono persi inutilmente tre mesi, vogliamo gli Aquilani a L'Aquila, basta con le vacanze forzate, e denunciamo il processo di devastazione ambientale e sociale che si sta perpetrando nella nostra terra. E le nostre abitazioni che si stanno sgretolando giorno dopo giorno, senza provvedimenti per la messa in sicurezza. Insieme, vogliamo rimarcare l'unità di intenti e di programmi dalla quale siamo animati. Denunciamo la ricostruzione mai partita, le enormi difficoltà in cui versano le attività produttive, lasciate sole e senza sostegno, e la totale mancanza di dialogo con le istituzioni e la Protezione Civile. Non vogliamo inutili vetrine, chiediamo fatti. Quelli che finora non si son visti.
Il Comitato 100% riunisce i quattordici movimenti sorti spontanei dopo il sisma del 6 aprile, tutti privi di connotazioni partitiche,tutti determinati a difendere e far rinascere la nostra città ed i nostri paesi.
Ecco il programma del controvertice che non vuole iniziative strillate, ma richiesta di attenzione da parte di istituzioni e politici e visibilità al mondo intero.
La notte fra il cinque ed il sei luglio una lunga fiaccolata partirà alla mezzanotte dalla Fontana Luminosa per arrivare in piazza Duomo, dove, alle 3,32 del 6, esattamente a tre mesi dalla tragedia, si esorterà verità e giustizia per tutte le vittime. Sara' esposto uno striscione con la scritta ''Dopo il dolore, la rabbia e la necessita' di giustizia e verita' per...." e i nomi dei ragazzi assassinati alla Casa dello Studente.
Un altro cartellone riportera' una frase tratta dal libro di Paolo Mastri ''3,32 gli avvisi inascoltati''.

Il giorno 7 luglio è in programma un forum sociale presso il parco Unicef di via Strinella, diventato ormai il luogo deputato per ogni forma di proposta.

Il giorno 8 luglio, quando i grandi della Terra saranno riuniti nella cittadella della Finanza, i Comitati si ritroveranno a Roio, nell'immediata periferia aquilana, per la realizzazione di una scritta. Stessa scritta che il giorno successivo, 9 luglio, sara' fatta alla Villa Comunale dell'Aquila, con i corpi dei partecipanti allineati per dire ''NOI NON CE NE ANDREMO''
Questo è lo slogan che i movimenti cittadini hanno voluto adottare in occasione del G8.

I comitati non hanno aderito alla marcia di protesta organizzata per il giorno 10 ,dalla stazione di Paganica alla Villa Comunale dell'Aquila dal Patto di base che riunisce sigle quali Sdl, Cobas, Cub/Rdb. Tranne ''Epicentro solidale'' che si dichiara disposto a partecipare a qualsiasi manifestazione che affronti temi sociali e, nello specifico, temi sulla ricostruzione. Io ci sarò.

La sera del 10 luglio, a vertice G8 concluso, al parco Unicef si brinderà con una ''Festa Liberatoria''.
E l'11 si riparte con le nostre iniziative.
Non ci fermiamo qui.»

Anna Pacifica Colasacco, 4 luglio 2009, Il G8 degli Aquilani

giovedì

Abruzzo — aspettando il G8...

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(Illustrazione: sospensorio)


Di nuovo a L'Aquila.

Dalle parole di chi non è mai andato via — Miss Kappa (Anna Pacifica Colasacco).

Aspettando il G8...


- mercoledì 27 maggio 2009

Schiacciati

Facce nuove nelle tendopoli abitate da ragazzi. Facce di persone che non devono dare spiegazioni. E non si capisce chi siano. Le libere assemblee nei campi sono vietate.Case agibili nei pressi della scuola della GF, vera cittadella militare con bunker sotterraneo di 38 ettari, che verranno requisite. Servono tetti e terrazzi. Nuove vie di fuga dalla caserma approntate in tempi record. Mentre i palazzi storici si sgretolano.Alberghi del centro cittadino, centro fantasma, che vengono riattati. Non per noi Aquilani, noi siamo in mezzo alla strada. Assembramenti di più di quattro persone che si vedono spiate da militari che non nascondono il fatto di venire lì ad ascoltare cosa stai dicendo. E, già da una settimana prima del summit, le vie di accesso alla città saranno bloccate. Noi dentro, come topi nella tagliola. Noi sempre più schiacciati. Ed è solo l'inizio. Il G8 è una violenza che non meritiamo. Datemi una sola ragione per la quale dovremmo essere beneficiati da questa vetrina dei potenti della terra. Sulla nostra terra. Il mio è un grido di allarme. La democrazia non abita più qui.


- lunedì 25 maggio 2009

Lunedì

Lunedì. Ho aspettato questo lunedì come risolutore di qualcosa. Un lunedì dopo un fine settimana da incubo. Sì, perché il tempo si ferma ancora di più al fine settimana. E si aspetta non si sa cosa. Di buon'ora sono uscita per sovrintendere alla verifica di una casa agli interni della quale avevo lavorato fino al giorno prima del sisma. La cliente amica mi ha pregata di sostenerla in questa dolorosa incombenza. Ho così visitato il quartiere di San Pietro, il più devastato dall'evento. Viste le macerie, ho ancor di più elaborato il dramma della perdita. Le ciance inconcludenti di una studentella appena laureata in architettura mi hanno infastidita non poco. Lei faceva la saputella, noi piangevamo in fondo al cuore. Le prime della classe non ci servono, ci serve chi ha lavorato nel campo, chi ha esperienza. Il funzionario della sovrintendenza, davanti ad un camino del cinquecento, mi ha chiesto se fosse liberty. E, davanti a degli imbotti di finestra dello stesso periodo, mi ha chiesto se fossero di nuova fattura. La patina di cinquecento anni lo lasciava totalmente indifferente. Mi domando in mano a chi ci stiano mettendo. La verifica di stabilità ci ha lasciato del tutto insoddisfatti. Interdetti direi. E ci ha portati fino alle ore 13, con un caldo bestiale. Ora di pranzo, si va alla mensa del campo della stazione. Arriviamo alle 13,15. Ci comunicano che non ci sono più pasti. Ci dirottano presso un'altra mensa. Al piazzale di La Meridiana. Arriviamo dopo cinque minuti. Pasti finiti anche lì. Si potrebbe andare alla mensa di Monticchio, ma è dall'altra parte della città. Con una sola arteria aperta, non si arriverebbe in tempo per le 14, ora di chiusura. E poi, forse, i pasti son finiti anche lì.Tentiamo in un paio di strutture a pagamento, ma sono invase dai volontari della protezione civile. Alla fine, entriamo in un supermercato e compriamo del pane e della mortadella e li consumiamo seduti su una panchina all'interno del centro commerciale. Ci sentiamo abbastanza idioti.La pratica della verifica della nostra casa è irrimediabilmente smarrita, al momento non sappiamo a chi rivolgerci. I numeri di telefono che ci hanno fornito per cercare di recuperarla ci buttano giù il ricevitore,senza dire neanche pronto. Tutto ciò fa sentire abbandonati. E anche contrariati, per usare un eufemismo. Una buona notizia, però, c'è. Sabato 30 avrà luogo una manifestazione di cittadini per chiedere a gran voce di essere ammessi al centro storico. Cuore pulsante e fulcro della nostra città. Culla della nostra memoria, anche se offesa quasi a morte. Ora terra di nessuno. Pronta per essere messa in sicurezza per ammettere i potenti del mondo. Ma non per noi. Siamo armati di ottime intenzioni. Si cercherà di forzare i posti di blocco. 'Sta cosa mi piace. Cazzo, la città è anche nostra. O no?


- giovedì 21 maggio 2009

Di Bertolaso e della Protezione Civile

Dalla mailing list dei Giuristi Democratici trascrivo queste osservazioni sulla P.C.

Bertolaso dichiara:

“Abbiamo messo alcuni paletti fondamentali e abbiamo risolto l’annosa vicenda di chi comanda: in campo di protezione civile bisogna sapere sempre chi è il capo, non ci può essere democrazia in emergenza… Perché noi in Italia siamo sempre in emergenza”.(Intervista rilasciata a Alma Pizzi, Se la terra trema, Milano, Il Sole 24 ORE, 2006, pp. 74-75)

Infatti, per prolungare ad arte l’emergenza, a L’Aquila non basta il terremoto. Bisogna aggiungervi anche il “grande evento”del G8, per il quale è competente sempre la PC. Secondo Bertolaso, la protezione civile non costituisce un diritto fondamentale, di tutti. Gli articoli 2, 9 e 32 della Costituzione non direbbero nulla in proposito. Esiste solo il dovere di obbedire a un capo. Egli ignora perfino il fatto che un secolo non è passato invano dall’inizio del 1909, quando a Messina fu proclamato lo stato di assedio e la legge marziale. E che la Protezione Civile è stata chiamata così proprio per marcare l’opposizione alla protezione militare. Non sa neanche che la legge n. 225 del 1992, con la quale è stato istituito il Servizio Nazionale della Protezione Civile, e che fissa tuttora i principi generali della materia, all’art. 18 c. 1 parla chiaro: “Il Servizio nazionale della protezione civile assicura la più ampia partecipazione dei cittadini, delle organizzazioni di volontariato di protezione civile all’attività di previsione, prevenzione e soccorso, in vista o in occasione di calamità naturali”. “La più ampia partecipazione dei cittadini” per Bertolaso si ridurrebbe alla esecuzione degli ordini del capo. E senza fiatare.


Il blog di Miss Kappa


Il terremoto d'Abruzzo su Narcolessia delle giraffe

mercoledì

Neanche un centesimo di euro

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«Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare. (...)

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente. (...)

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto...»

Giacomo Di Girolamo, Ma io per il terremoto non do nemmeno un euro — da Marsala.it: leggi tutto

giovedì

"Italia nostra"

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(Illustrazione: Kathie Olivas)

«Non esiste per me un paese più emozionante dell’Italia. Non mi chiedete perché. È la storia, la sovrapposizione delle architetture, la sua forma stretta e familiare, lo stivale che pende dall’Europa, impulsiva, vecchia e giocherellona, con la sua moltitudine vitale. Sono le sue Alpi e le sue scogliere meridionali, è la fiamma verde che sbuca all’improvviso dalle scabre rovine per mostrare al sole, tra i marmi consumati, il suo sorriso di vigore eterno.

L’Italia ha dato i natali ed ha resistito a grandiosi e crudeli imperi e alle loro non meno infelici sorti; ha sofferto l’invasione dei barbari, ne ha creati e sopporta giorno dopo giorno le invasioni dei turisti.

Beve l’acqua alta dell’Adriatico e si è difesa dalle acque fecali del fascismo della sua stessa gente.
Le Italie che rivendico come mie perché sono patrimonio della mia umanità. Quella delle poesie friulane di Pasolini, delle fucilazioni di Ferrara narrate da Bassani. La siciliana Italia che Sciascia difese, l’oscura Italia del potere che lo scrittore sardo (siciliano. N.d.T.) attaccò. L’Italia ha dato i natali a dei e mostri e li ha sopportati. Ha subìto la democrazia cristiana più furba e il Vaticano più retrogado; ha prodotto mafie, logge, Brigate Rosse. È anche l’Italia del Novecento, di quell’Emilia Romagna unita contro la fame e il padrone; l’Italia di Anna Magnani che corre dietro al camion che le porta via il suo uomo, l’Italia di Rossellini e quella de “La meglio gioventù”.

Dà tutto, crea tutto, reinventa tutto. Resiste a tutto. Solo i terremoti possono sconfiggerla. Nel cuore porta il dolore per i suoi figli morti e feriti, per quelli senza casa, per la bellezza scomparsa, per la terra tremante. Una terra per i cui doni ho sempre sentito gratitudine. Forza, Italia. Però quella buona. Quella vostra.»

Da Italia dall'Estero.info, 9 aprile 2009 (vai all'articolo originale di Maruja Torres su El País.com)

mercoledì

Kappa

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Il testo integrale dei post pubblicati dal 31 marzo fino ad ora su Miss Kappa — il blog dell'aquilana Anna Pacifica Colasacco.

La cronaca di un disastro annunciato.


—Martedì 31 marzo 2009 ore 11.09

TERREMOTO
Sono tre mesi che a L'Aquila la terra trema. Quasi trecento scosse.Ieri alle 15,38 c'è stata quella fortissima. Panico in tutta la città. A seguire, altre quattro abbastanza intense. E stamani alle 8 un'altra ancora. Io ho dormito in auto. Sono terrorizzata.
A presto. Spero.



—Lunedì 6 aprile 2009 ore 13.03

AGGIORNAMENTI
Ciao a tutti!!Sto bene, non vi preoccupate. Il terremoto ha distrutto diverse case ma noi stiamo bene.Per ora non ho il computer a disposizione ma appena mi sarà possibile vi aggiornerò.Un bacio a tutti quanti.Anna


—Martedì 7 aprile 2009 ore 21.17

PASSAPAROLA
Messaggio da ANNA: Ciao a tutti! In queste ore purtroppo si sta intensificando lo sciacallaggio da parte di finte associazioni e gruppi che chiedono soldi per aiutare i terremotati. Non mandate nulla se non siete certi dell'attendibilità delle organizzazioni!!Un' associazione sicura alla quale si possono inviare è l'ANA: Associazione Nazionale Alpini.Mi raccomando fate passare questo messaggio ovunque e fate passaparola per evitare che si mandino soldi a delinquenti che stanno approfittando di questa disgrazia.Un bacio a tutti


—Martedì 7 aprile 2009 ore 23.38

L'AQUILA NON C'È PIÙ
Eccomi qui. Gli ultimi post sono stati scritti non di mio pugno. Era la mia amica Chiara che scriveva da Bologna. Questa sono io. La situazione è tragica. Inenarrabile. Io e la mia famiglia abbiamo perso tutto: case, lavoro, vita passata, radici. TUTTO. Ma quello che vorrei urlaste al posto mio è la rabbia di essere stati lasciati soli. Noi Abruzzesi siamo stati mandati a morte scientemente. Erano mesi e mesi di scosse, e nessuno ne ha mai parlato. Nessun giornale, nessun TG. NESSUNO. NESSUNO.NESSUNO. Nessun piano di emergenza era stato approntato. Siamo stati mandati a morte. Avrebbero dovuto farci evacuare. Il terremoto del 700 ha avuto la stessa casistica, gli stessi tempi. Identico. E loro ci rassicuravano. Parlano di 200 morti. Bugia. Al momento sono mille. E non è finita. E gli sfollati sono 60mila.Denuncio quell'imbelle del sindaco Cialente. La presidente della provincia Stefania Pezzopane. Tutte le autorità. L'Aquila non è. Fu. E noi tutti con lei. Si entra in città e non si hanno più punti di riferimento. Mio marito è entrato stamani. E' tornato al campo sfollati. Non connetteva. Non sapeva più neanche il suo nome. Sono lucida. Le cose che vi dico sono verità. A presto. Anna


—Mercoledì 8 aprile 2009 ore 10.27

AIUTI
Scrivo al volo. Ho poco tempo. Per gli aiuti bisogna organizzarsi bene e non fare cose affrettate. Lo sciacallaggio è già in atto. Bisogna sapere bene a chi inviarli e chi li riceve deve renderne conto dettagliatamente. Aspettate, per ora abbiamo tutto. Gli aiuti serviranno dopo.


—Giovedì 9 aprile 2009 ore 0.49

ECCOMI
Non ce la faccio a leggere tutti i commenti. Non ho tempo.Dietro Miss Kappa c'è Anna Pacifica Colasacco, nata a L'Aquila il 22 luglio 1956 e residente, fino al 6 aprile 2009, in via Costa Masciarelli,8. Cellulare 348 30 55 965.Non sono anonima e non lo sono mai stata. Sono disperata, ma lucida.All'anonimo che pontifica rispondo che alla scossa delle ore 23,30 , almeno allora, avrebbero potuto allertare, piuttosto che dire che l'evento si era verificato a Forlì. Tutti noi, obnubilati dal silenzio "tombale" dei media siamo rimasti in casa. E siamo morti. Anche quelli che son rimasti vivi. Vi dico solo una cosa: Onna conta all'incirca 600 abitanti e danno 48 morti (più o meno) L'Aquila ha 42.000 abitanti e vi dicono che i morti sono, compresi quelli di Onna, poco più di 200. A voi le conclusioni. I morti sono quasi mille. Così è. Cercano di coprire, fin quando è possibile, l'atrocità di quanto commesso. Tornerò . Se solo qualcuno mi desse la possibilità di poter usare un pc con regolarità, vi aggiornerei su tutto.


—Giovedì 9 aprile 2009 ore 12.08

HO BISOGNO DI
Ho bisogno di un pc, anche vecchissimo e della possibilità di una connessione con chiavetta e di qualcuno che mi spieghi come farla funzionare. Solo così posso restare in contatto e cercare di fare informazione. Io vivo in automobile, per ora. Non voglio lasciare la mia terra.


—Giovedì 9 aprile 2009 ore 15.24

LA VACANZA
Eccomi, amici. E' la vostra campeggiatrice che vi parla. Carina come esperienza, ti fa tornare giovane. Divertente vivere fra le macerie. Da' quel tocco di originalità. E poi ogni tanto, spesso, si balla. Senza muovere le gambe. Non fai neanche fatica. E la colonna sonora sono le urla ed i pianti degli altri campeggiatori. Le facce attonite e terrificate di alcuni sono l'inusuale coreografia.E poi non hai neanche l'incubo di pensare che, finito il campeggio, dovrai tornare alla routine casalinga. Niente letti da rifare, lavatrici da avviare, piatti da lavare. Nessun pensiero. Abbiamo eliminato il problema alla radice. Radice compresa. Ovviamente l'ottimismo nasce dalla consapevolezza che la vacanza in campeggio sarà molto lunga. Lunghissima. Vacanza di anni. E vi sembra poco non avere più un lavoro? Finalmente liberi. Potremo dormire fino a mattina inoltrata. E il pomeriggio si potranno fare passeggiate fra i campi. Campi di sfollati, naturalmente.
Sono in una casa , ho per qualche ora un tetto sulla testa. Ma voglio uscire. Mi terrorizza pensare che il tetto potrebbe crollarmi addosso. Anche se sono a cento chilometri dall'epicentro del terremoto. Ma si balla anche qui. Qui si balla un lento. Fra i miei monti si balla il rock. Domani mio marito ed io torneremo lì.
A presto. Grazie per la vostra solidarietà.P.S.Il mio cellulare è un vecchissimo telefono che mi fu dato con la raccolta punti della Vodafone. Non so cosa posso fare con quello. E non saprei dove mettere le mani.


—Venerdì 10 aprile 2009 ore 9.28

FREDDO
Che freddo alla notte! Scende ad abbracciare le ferite del cuore e della memoria. Blocca i pensieri, li congela in uno spazio irreale. Oggi non è il giorno della rabbia. Oggi è il giorno del silenzio.Alla radio ho appena sentito le parole del Presidente della Provincia: mi è sembrato di riconoscere la compagna di un tempo. Stefania, che l'immane tragedia ti abbia fatto tornare la ragazza combattiva e vera del tempo in cui ci chiamavamo comunisti? Se così fosse, io sono con te. E lo saremo in tanti. Ma non prenderci in giro. Non farlo. Massimo, tira fuori anche tu la grinta che non hai mai avuto. Sei il nostro sindaco. Dimentica le tue poltrone e il culo al caldo. Ricorda anche tu da dove vieni e gli anni in cui si combatteva insieme. Dobbiamo tornare ad essere i guerrieri di una volta. Ora la nostra terra ha bisogno di questo.


—Venerdì 10 aprile 2009 ore 21.02

GRAZIE
Vi scrivo con il pc che mi avete regalato. La connessione è lenta, forse è colpa mia. Ma imparerò. Per ora ringrazio tutti voi con il cuore in mano. Mi avete fatta felice. Mi avete regalato un po' di luce in questo buio. Ho letto i commenti e ne ho colti alcuni polemici. Per ora non rispondo, non ne ho la forza. Ma prestissimo tornerò la combattente di sempre. Grazie ancora. Siete la mia àncora di salvezza. Saprò ripagarvi.


—Sabato 11 aprile 2009 ore 8.39

UPDATE
Impiego ore per riuscire a connettermi. Cercherò un punto TIM per capire dove sbaglio. Sto raggiungendo L'Aquila. A dopo.


—Lunedì 13 aprile 2009 ore 0.06

DI NUOVO IN CAMPO
Amici, ci sono.E' notte e mi trovo al campo di Monticchio Garden. Non sono in tenda. Per stanotte sono terminate. Siamo fortunati, abbiamo salvato la nostra comoda auto. Ci hanno dato coperte, giacconi pesanti, salviettine, una bacinella e l'acqua. Diluvia, ma l'abitacolo è caldo. E sono sulla mia terra. Mio marito è accanto a me. Quello che ho mi basta. Ora la mia mente comincia a funzionare. E' il momento di organizzarsi. Il campo nel quale mi trovo è efficientissimo e i nuovi volontari sono bravissimi e dotati di grande umanità. A me sembrano di sinistra, ma non voglio fare la solita comunista. Da domani inizierò il mio giro di ricognizione nei vari campi e cercherò di parlare con il maggior numero di sfollati. Intendo andare nei piccoli paesi di montagna dove mi dicono che mancano i generi di prima necessità e le medicine. Vorrei inoltre idendificare i casi di persone particolarmente bisognose e segnalarvi i loro nomi per poterli aiutare direttamente. Ora la mia missione è questa. Ho perso tutto, ma mi resta il coraggio e la volontà. Forse avrò momenti di sconforto, cercate di perdonarmeli. Una piccola nota in calce: il Cavaliere Berlusconi dice di voler mettere a disposizione degli sfollati le sue case. Da qui gli faccio sapere che a me personalmente i vulcani finti e i mausolei infastidiscono e turbano il mio gusto per il bello.Preferisco tornare ad essere la frikettona di 30 anni fa. Quando mi bastavano due amici, una chitarra e uno spinello. E tutto il resto che importanza ha. A domani, con il mio resoconto. Grazie di cuore a tutti voi. Siete la mia luce.


—Martedì 14 aprile 2009 ore 11.07

C'È IL SOLE
Buongiorno!
Perdonatemi per l'assenza di ieri, ma è stata una giornata intensa. Di emozioni, tutte molto forti. Prima di iniziare il mio resoconto, vorrei cercare di far comprendere a quanti di voi mi invitano a scrivere di più, a rispondere ai numerosissimi commenti e ad accettare le amicizie su facebook quali sono le mie condizioni.La carica della batteria del pc dura meno di due ore e la possibilità di ricarica mi è data nel campo non più di una volta al giorno.Per di più in molte zone della città la connessione non è possibile, in altre va e viene. E, quando c'è, è lentissima. Ieri è diluviato, ed era molto freddo. E la mente si congela in questi casi. Non sono, ahimé un inviata speciale, e non ho nessuno alle mie spalle. Sono sola. Ieri mattina ho incontrato FABIO ed i suoi amici: ragazzi napoletani che sono arrivati qui a portare soccorsi, senza passare per i canali uffuciali.Ragazzi speciali, di quelli che avrei voluto come figli. Ora Fabio potrà darmi una mano con questo blog e supportarmi là dove io non so tecnicamente arrivare. Ed è una voce in più. I campi nei paesini di alta montagna si stanno lentamente attrezzando e la situazione è quasi sotto controllo.Non per merito della protezione civile che li ha completamente abbandonati a se stessi, ma in virtù dei volontari che agiscono autonomamente.Ce ne sono ancora tanti da visitare, vi terrò aggiornati. Servono tute e scarpe da ginnastica. Possibilmente nuove o, almeno pulite. Gli abiti che ho visto distribuire sono sporchi e brutti e sintetici. Le persone hanno bisogno di dignità.Solo così si può recuperare un minimo di rispetto per se stessi e per gli altri. Se ci si abrutisce, la forza per reagire non si trova. E' meglio affidare questi abiti non alla protezione civile: anche lì ci sono persone di serie a e b. I signori vestono Prada, gli altri la merda. Dobbiamo organizzarci.Ed ora una nota che riguarda me, che forse ai polemici nuovi frequentatori di questo luogo non interessa. Passate oltre quindi. Mi rivolgo agli amici. Ieri pomeriggio sono entrata nel centro storico con una squadra di vigili del fuoco. Speravo di poter recuperare anche una sola cosa in casa mia. Anche solo la foto di mio padre. Questo non è stato possibile, essendo crollata la scala del mio palazzo. Quella che portava all'attico dove abitavo. Ma ciò che i miei occhi hanno visto, per la prima volta dopo il terremoto, è indescrivibile. Immaginate i luoghi della vostra anima, della vostra vita, della vostra memoria trasformati in una spianata di macerie, con pochissimi punti di riferimento. In quel momento ho pensato che sarebbe stato meglio morire. Ho rivisto mia nonna affacciata alla finestra che chiamava me bambina per il pranzo.Papà che mi prendeva per mano e mi accompagnava a scuola. Me stessa che uscivo, vestita da suorina bianca per andare alla Prima Comunione. Cose piccole, ma la mia vita. Ed ho compreso la perdita di identità. La perdita di tutto. Un lutto immane. Comune. Ma terribilmente individuale. La tua esistenza che si accartoccia. E frana. E poi stanotte si è ballato di nuovo, e di brutto. E c'erano urla e pianti. Le mie non escono più.Una cosa che vorrei diffondeste:i vigili del fuoco sono tanti, e bravi, e umani. Ma il cooordinamento per per la ricognizione nelle case e per l'accesso ai propri beni è vergognosamente disorganizzato. Si arriva nei luoghi di raccolta. Si riempie, dopo code estenuanti e disordinate, un modulo per la richiesta e si aspetta di essere chiamati. Chiamano senza osservare nessun ordine logico. Allora, dopo ore di attesa vana sotto la pioggia, o sotto il sole cocente,torni il giorno seguente e la tua domanda è sparita. Devi riempire di nuovo il modulo e ricominciare l'attesa. E sperare. Solo e senza nessun sostegno psicologico. Le persone piangono sommessamente. Sei lì a asperare che dalle macerie salti fuori anche un minuscolo pezzo della tua vita.
CIAO.
.Silvio Di Giorgio: la tua idea è ottima. Sei un grande, come sempre.
.Silvano: avrei voluto telefonarti,ma ho perso il tuo numero. Mi hai chiamata mentre tiravano fuori dalle macerie della casa che ci ospitava quella notte le uniche scarpe che mia madre vuole indossare. Ero felice!
.Grazie a tutti per il vostro sostegno. Se parlo di aiuti di sinistra e faccio la comunista, lo faccio sull'onda di quell'ironia che fa parte di me. Quella, almeno quella, non è stata seppellita sotto le macerie.



—Mercoledì 15 aprile 2009 ore 8.29

ECCOMI
Ho bisogno di qualche giorno ancora per coordinarmi con altre persone e farvi sapere come aiutare in maniera efficace. Non abbiate fretta. Qui si balla ancora tanto, troppo. C'è il sole, ma la notte appena trascorsa è stata freddissima. Stamani ho poca voce e mi fa male la gola. Spero di non ammalarmi. Oggi vorrei fare un giro nei campi cittadini. Parlare con un po' di persone. Vi aggiornerò. A presto. Grazie ancora a tutti voi.Ah, dimenticavo, i mandorli sono in fiore e i prati pieni di pratoline. E i miei cani randagi ci sono tutti.

giovedì

Terremoto dell'Abruzzo: donazioni e aiuti

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«Non sono qui per farmi fotografare...»

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«Non sono qui farmi fotografare, non rompete...»

(Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano — Abruzzo, 9 aprile 2009)

martedì

Le colpe del malpaese

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«Non è certamente colpa di nessuno, tantomeno del governo in carica, se scoppia un terremoto nel cuore della notte e devasta un'area sismica già censita nelle mappe della paura, provocando una dolorosa catena di rovine, morti e feriti. Quando l'instabilità del territorio si combina purtroppo con la violenza della natura, il cataclisma diviene inarrestabile e l'uomo non può che arrendersi alla fatalità. (...)

La questione fondamentale è un'altra e si chiama piuttosto "cultura del territorio". Vale a dire conoscenza e rispetto della natura; sensibilità e cura per l'ambiente; tutela del paesaggio e ancor più della salute, della vita umana, di tanti destini in carne e ossa che in quel territorio incrociano la propria esistenza. Non c'è pietà per le vittime e per i sopravvissuti di questo o di altri terremoti, come di ogni disastro naturale, senza una consapevolezza profonda di un tale contesto e senza una conseguente, concreta, quotidiana assunzione di responsabilità.
Fuori oggi da una sterile polemica politica, non si può fare a meno tuttavia di registrare l'enorme distanza - propriamente culturale - fra un approccio di questo genere e il cosiddetto "piano-casa" recentemente varato dal governo di centrodestra, nel disperato tentativo di rilanciare l'attività edilizia. In un Malpaese che trema distruggendo - insieme a tante speranze e a tante vite - abitazioni, palazzi, ospedali, scuole e chiese, e dove ancora aspettano di essere ricostruiti gli edifici crollati nei precedenti terremoti come quello del Belice di quarant'anni fa, la priorità diventa invece la stanza in più, la mansarda o la veranda da aggiungere alla villa o alla villetta, in funzione di quel consumo del territorio che si configura come un saccheggio privato a danno del bene comune...»

Tratto da Giovanni Valentini, Le colpe del malpaese — 7 aprile 2009, Repubblica.it: leggi tutto