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giovedì

Vaticano S.p.A.

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(Paul Casimir Marcinkus)

«L'Italia del dopoguerra si può comprendere solo attraverso gli intrecci tra Mafia, Massoneria, Vaticano e parti deviate dello Stato. Quattro mondi che si incrociano nelle vicende più oscure della nostra Repubblica. Il libro: "Vaticano S.p.A." grazie all'accesso, quasi casuale, a un archivio sterminato di documenti ufficiali spiega per la prima volta il ruolo dello IOR nella prima e nella seconda Repubblica.Passi dal libro "Vaticano S.p.A.":
"...Paolo VI affida il trasferimento all'estero delle partecipazioni a un sacerdote e a un laico...già conosciuto da Montini quando era arcivescovo di Milano. Si chiama Michele Sindona. Porta i capitali della mafia. Il sacerdote che mastica di finanza ed è amico degli Usa si chiama Paul Marcinkus... E' lo stesso Sindona a presentare a Marcinkus il banchiere Roberto Calvi... I tre arrivano a manipolare gli andamenti della Borsa di Milano con le società del Vaticano che finiscono a Calvi via Sindona... Viene eletto papa il patriarca di Venezia Albino Luciani, uomo di altissimo rigore morale... il giornalista Mino Pecorelli pubblica i 121 nomi di esponenti vaticani che sarebbero affiliati alla massoneria... Luciani intende far piazza pulita allo IOR e trasferire tutti: Marcinkus, de Bonis, Mennini, de Strobel. Lo confida al segretario di Stato Jean Villot la sera del 28 settembre 1978. La mattina dopo il corpo senza vita di Giovanni Paolo I viene rinvenuto nel suo letto... Karol Wojtyla recupera la politica di Paolo VI e assicura a Marcinkus la continuità sull'indirizzo finanziario.. L'Ambrosiano di Calvi rischia il crack... si scopre che i crediti dell'Ambrosiano riguardano le società estere legate allo IOR... Il ministro del Tesoro Andreatta dispone la liquidazione del Banco Ambrosiano... Marcinkus gode della protezione incondizionata di Giovanni Paolo II... dovuta soprattutto ai fondi per oltre 100 milioni di dollari che il Vaticano inviò al sindacato polacco Solidarnosc... Triplice mandato di cattura, emesso il 20 febbraio 1987 dalla magistratura milanese contro Marcinkus e i dirigenti dello IOR Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel..."»

Da Beppegrillo.itleggi tutto

Il video dell'intervista all'autore di Vaticano S.p.A., Gianluigi Nuzzi

Una selezione di pre-testi da Vaticano S.p.A.

lunedì

(Non è) cosa nostra


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«Dopo le sconfitte degli ultimi anni, la mafia siciliana adesso cambia tattica. Intanto, lo stato si è in pratica arreso nella lotta a Cosa Nostra. È quanto dice il sostituto procuratore di Palermo a DN.

Chi visitava il palazzo di giustizia di Palermo negli anni ’80, si trovava di fronte ad un’edificio enorme, pulsante di attività come un alveare. Guardie del corpo, innumerevoli segretari e assistenti andavano avanti e indietro per i lunghi corridoi, aiutando il grande pool antimafia costruito intorno ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino – entrambi uccisi poi dalla mafia nel 1992.

Oggi nei corridoi c’è un senso di desolazione kafkiana già nel primo pomeriggio. Alcuni giudici continuano però testardamente il proprio lavoro. Uno di questi è il sostituto procuratore Antonio Ingroia, che oggi coordina tutte le indagini sulla mafia a Palermo.

Sottolinea i problemi pratici legati alla possibilità di portare avanti il lavoro nonostante i continui tagli fatti dallo stato. Ingroia parlava chiaro come pochi altri già il giorno dell’apertura dei lavori del sistema giudiziario del paese per il 2009. Affermava che la lotta alla mafia rischia di di finire in bancarotta totale. Mancano i soldi per pagare gli straordinari al personale, ma anche per pagare cose basilari come la carta per la fotocopiatrice o la benzina delle macchine dei giudici e delle guardie del corpo.

- Questo è il risultato di una decisione politica che deriva da una sottovalutazione di Cosa Nostra. Finché la mafia uccideva sulle strade, l’organizzazione era vista come una minaccia seria. Da quando però la mafia ha scelto la strategia dell’armistizio, lo stato ha fatto lo stesso, dice Ingroia.

È sua convinzione che l’obiettivo dello stato non sia più di combattere e sconfigggere la mafia, ma solo di limitare il fenomeno. Se la mafia riga dritto e si concentra a fare soldi con il narcotraffico, lo stato ritiene che il fenomeno sia tollerabile...»

Da Italia dall'Estero.info Lo stato lascia fare la mafia (5 maggio 2009: Dagens Nyheter, ”Staten låter maffian hållas” — tradotto dal sito svedese DN.se): leggi tutto

mercoledì

Neanche un centesimo di euro

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«Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare. (...)

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.

Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente. (...)

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto...»

Giacomo Di Girolamo, Ma io per il terremoto non do nemmeno un euro — da Marsala.it: leggi tutto

lunedì

Dignità delle commemorazioni

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(Paolo Borsellino: Palermo, 19 gennaio 1940 – 19 luglio 1992)


«Bisogna ricordare che la mafia non è ancora vinta, e quindi non bisogna abbassare il livello di guardia e di questo credo che le forze politiche siano consapevoli.»

(Palermo, 19 luglio 2008: Renato Schifani commemora il giudice Borsellino nel giorno della strage di via d'Amelio.)