mercoledì

Sulla scuola

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«Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci).

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(Il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini accanto a Silvio Berlusconi)

Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private.

Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: 1) ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. 2) Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. 3) Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico! Quest'ultimo è il metodo più pericoloso...»

Dal discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), Roma 11 febbraio 1950 (fonte: Retescuole.net)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

il tempo passa ma le "emergenze" rimangono sempre le stesse.
dopo quanto tempo un'emergenza può non essere considerata più tale? il discorso di Calalmandrei sui "correttivi" da apportare alla scuola pubblica (nello specifico volti al togliere piuttosto che all'inserire)mi sembra più attuale che mai.
non condivido però l'idea che attraverso un rafforzamento delle scuole di partito si tenda a mettere in atto una larvata dittatura.
la dittatura c'è o non c'è.
semmai ci sono modi diversi per iniziarla o rafforzarla.
spesso l'uso delle armi giunge alla fine.
come nell'altro 11 settembre; quello cileno.
quanta merce mandata in malora nei magazzini, servizi pubblici sospesi o aiuti stranieri negati ci sono stati prima che l'esercito entrasse con le armi nel palazzo legittimamente occupato da Allende?

Stefano Valente ha detto...

Perfettamente d'accordo.
Grazie per aver lasciato un commento così puntuale.
In Italia, poi, ormai non c'è davvero "bisogno" di adoperare armi per imporsi...
Le giraffe, comunque, sperano in altri tuoi commenti — magari non anonimi...